Europa e Unione Europea

L’AfD tra i fallimenti dell’Europa e il misticismo antioccidentale

Il successo dell’AfD in Sassonia-Anhalt non nasce soltanto dagli errori delle democrazie europee. Al combustibile interno si aggiunge un detonatore esterno: il misticismo antioccidentale che unisce l’ideologia di Dugin e il mondo MAGA. Dietro la promessa di redenzione riemerge una retorica antiborghese e antiparlamentare che mira

L’AfD tra i fallimenti dell’Europa e il misticismo antioccidentale
Antonio Giovanni Pesce09/09/2026Aggiornato 17/10/20268 min lettura1.551 parole

Le elezioni in Sassonia-Anhalt di domenica scorsa non sono un evento che, in base alle necessità ideologiche delle diverse parti, possa essere ridimensionato. Vero è che sono stati chiamati alle urne soltanto due milioni di cittadini e dunque tutto si può affermare, tranne che quei dati siano indicativi di una tendenza generalizzata.

E tuttavia la politica, se fosse fatta solo di numeri, non sarebbe un’esperienza dell’uomo, un essere simbolico e, non a caso, politico. I fatti sono fatti, sono tasselli del reale che da soli non dicono nulla, se non c’è un’interpretazione che li sappia interrogare. E l’aspetto simbolico è qualcosa che non può essere colto dalle statistiche e dai circa seicentomila voti ottenuti. Poca cosa, in effetti, se non si mostrano altri aspetti.

A vincere un’elezione così partecipata è Alternative für Deutschland, un partito del quale si può dire quello che il senatore Mario Monti ha detto di Futuro Nazionale, il movimento del generale Vannacci con il quale ha avuto un confronto a Cernobbio, e cioè che si alimenta della stessa retorica di cui si nutriva il fascismo.

Quale sia, lo diremo più avanti, perché per ora è bene stabilire subito una distinzione netta tra combustibile e detonatore. Il combustibile c’è ed è identificabile in una serie di errori compiuti proprio da chi a quella retorica si oppone, tutto prodotto all’interno della nostra società occidentale, ormai quasi allergica a ciò che l’ha contraddistinta per secoli. Ma il detonatore arriva da fuori e, se ne viene scovata la provenienza, è probabile che si scoprano anche i fini degli attentatori.

Dagli Urali è arrivato il grosso del quantitativo per innescare il botto, che, se è stato molto limitato, è perché la bomba è stata piazzata in uno dei Land più piccoli, storicamente attraversato da nostalgie che diventano ossessioni se il presente problematico viene raffrontato con il passato, in parte dimenticato e in parte edulcorato.

Arriva cioè da quella disgraziata terra che non ha mai risolto il nodo della propria appartenenza, stretta tra la razionalità occidentale e il misticismo orientale – e qui si parla di politica, non di religione – e che l’imperialismo sovietico credeva di aver risolto dando forma, con una filosofia tipicamente occidentale, alla materia informe di nazionalità asiatiche.

In realtà, la Grande Guerra Patriottica del 1941-45 assume tratti salvifici non solo per il popolo sovietico, massacrato dalla barbarie nazista, ma anche per i popoli europei e, quando negli anni successivi alla fine del conflitto i carri armati comunisti invadevano le altrui terre, non era la dittatura che vi si portava, ma la salvezza e la redenzione. Del resto, come potrebbe ancora oggi essere accettata, anche tra le persone colte, l’idea che fu l’Armata Rossa a liberare l’Europa dal nazifascismo, se non perché questa menzogna è stata instillata in anni e anni di propaganda?

Ultimamente, certe idee sono state riproposte dall’esoterismo di Aleksandr Gel?evic Dugin, forse il pensatore più organico dell’ideologia antieuropeista e antioccidentalista. Abituati alle critiche «di sinistra» al nostro mondo, reo di essere colonialista e classista, non ci siamo accorti che montava qualcosa a destra, più fine e sottile, che mischia morale, religione e una visione della storia di stampo «apocalittico», di resa dei conti con un mondo decadente che attende la propria redenzione.

Che non verrà dalle strutture, ormai logore, sperimentate dall’Occidente. Non arriverà dallo Stato, in mano a pervertiti sessuali, né dalla Chiesa cattolica, ormai contaminata dal male dopo il nefasto Concilio Vaticano II. Colui che è degno «di aprire il libro e scioglierne i sigilli» è sempre di là da venire – come di là da venire era il Sol dell’avvenire, la terra promessa del proletariato internazionale – anche se Putin e Trump ne sono dei buoni katéchon. Pur con tutti i limiti, essi stanno dando una frenata all’azione dell’Anticristo, identificato nella società liberale e nelle liberaldemocrazie.

Qui veniamo all’altro polo, quello MAGA. L’altro mandante. Qualche giorno fa, il 2 settembre, il Guardian riportava le parole del vicepresidente Vance pronunciate nel podcast di Bryce Crawford, un ventiduenne youtuber evangelico.

Non è il caso di fermarsi sul millenarismo protestante né sulla coerenza dottrinale del cattolicesimo di Vance, da poco in libreria con un suo libro in cui racconta la propria conversione. Quello che colpisce sono alcune affermazioni, come, ad esempio, il fatto che non si stupirebbe se scoprisse che l’Anticristo cammina tra noi, o di aver «partecipato a riunioni con leader mondiali in cui si discutevano diverse questioni, e qualcuno diceva qualcosa o faceva un’osservazione, e… percepiv[a] una sorta di oscurità».

Certo, ciascuno può avere le proprie impressioni e anche delle rivelazioni private, ma è interessante osservare in quale cornice vengano inserite affermazioni come queste: nello stesso programma il vicepresidente statunitense afferma anche che, se il suo lavoro «porterà alla fine dei tempi, bene, e se questo porterà a… costruire un mondo migliore che prosperi e sopravviva a lungo dopo la [sua] scomparsa, anche questo sarà fantastico».

Le parole di Vance possono essere interpretate come quelle di un buon paterfamilias, che attende la fine dei tempi come devono fare i cristiani e intanto lavora al bene nella funzione che Dio ha voluto per lui. Nulla, dunque, di apocalittico.

Ma quante possibilità abbiamo che questo sia il suo vero pensiero, inserito com’è all’interno di un contesto in cui il capo dell’amministrazione posta video che lo ritraggono nei panni di un novello Messia e decine di predicatori evangelici lo dipingono come un unto del Signore, imponendogli le mani? Che probabilità abbiamo che Vance non interpreti, o non voglia lasciare che si interpreti, il proprio ruolo come una milizia contro ciò che egli e i suoi identificano come l’Anticristo?

Taluni in queste ore esultano per la roboante vittoria di un partito di estrema destra in un piccolo Land tedesco, non vedono nessuna connessione, gridano al complottismo e chiedono attenzione ai problemi che la democrazia pare non sapere risolvere. Problemi che ci sono, perché nel mondo umano vige la regola dell’imperfetto.

Eppure sono gli stessi che si mostrano sagaci quando c’è da diffidare dell’informazione mainstream, dei virologi e dei vaccini, del liberalismo e delle istituzioni religiose, politiche, culturali e militari riconosciute. Sanno bene che dietro queste invettive mistico-esoteriche si nascondono anche corposi interessi geopolitici, non ultimo quello di disgregare l’Europa, spartendosene i pezzi come, prima di loro, fecero i loro padri putativi con la Polonia.

Il secolo che avanza si annuncia cinese e all’orizzonte fa già capolino la democrazia, per ora ancora molto fragile, più grande del mondo, cioè quella dell’India. Stati Uniti e Russia hanno compreso bene che non possono competere – andiamo verso un mondo di grandi imperi o, quantomeno, di vasti territori.

Hanno compreso quello che gli europei, sempre in lotta tra loro per Ceuta e qualche confine, non hanno ancora capito, e cioè che sono troppo piccoli per competere da soli: se l’Europa non è un’agognata speranza, almeno dovrebbe essere una necessità accettata.

I nostri gnostici sanno che dietro le scintille che fanno detonare i problemi ci sono le mani di USA e Russia. Lo sanno, non sono sciocchi, ma nelle amministrazioni di America e Russia vedono il trionfo di quell’ideologia antiborghese, antidemocratica, antiparlamentarista, intrisa di miti più che di fatti. Di illusioni più che di soluzioni. Vedono il trionfo della stessa retorica che contaminò di violenza gli anni Trenta del Novecento.

Al woke di sinistra, insomma, se n’è contrapposto uno di destra, molto meno laico, altrettanto totalitarista in senso, almeno per ora, soltanto ideologico: non esistono persone, ma popoli, in fin dei conti collettività; non esistono smentite alle teorie, che sono una costruzione perfetta in cui il più empirico dei fatti trova una precisa e puntuale collocazione. Tutto è spiegabile, tutto è comprensibile, il senso della storia è stato esaurito. Non c’è, ovviamente, alcun limite alla risoluzione dei problemi.

E, come tutte le costruzioni ideologiche, partono da verità per costruire il proprio castello di menzogne. Il nazionalsocialismo, per fare un esempio soltanto, non aveva torto nel denunciare l’umiliazione della Germania nel Trattato di Versailles del 1919. Ma quella verità servì per far passare centinaia di falsità, a partire dalla più brutale, quella dell’antisemitismo.

Un castello di menzogne non si regge da solo, ha bisogno di un puntello. Si dice giustamente: «Si tratta del fallimento dei partiti tradizionali, dell’Europa immobile che non ha saputo rispondere a problemi quali disoccupazione, stagnazione economica, immigrazione incontrollata».

Si può essere d’accordo che non è gridando contro il lupo che si mantengono in vita le galline affamate. Ma chi, per sfamarle, direbbe che la soluzione sia dare fuoco al pollaio? In condizioni economicamente più difficili, i nonni hanno restaurato la democrazia in un’Europa divisa tra i totalitarismi e le tante dittature, e oggi i nipoti sembrano attendere la fine dei tempi. Cos’è cambiato e, soprattutto, perché è cambiato: questo è il nocciolo della questione.

Vedremo col tempo come Alternative für Deutschland si inserirà in questo contesto. Per ora sappiamo che i suoi membri parteggiano apertamente per la Russia, e non certo perché siano particolarmente amanti di Dostoevskij, mentre il partito ha avuto l’appoggio aperto, chiaro, inequivocabile dell’amministrazione statunitense, che si è scomodata per quello che, anche a livello nazionale, è il secondo partito.

E questo perché, ancora, sotto la dura scorza del misticismo gnostico-manicheo, permane la categoria dell’utile. Quella, cioè, della politica.

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