Società, cultura, storia e idee
L’inverno ucraino: le voci autentiche delle vittime, oltre la geopolitica
Nel suo libro L’inverno ucraino, il giornalista Andrea Valesini raccoglie trenta reportage realizzati tra il 2022 e il 2024 nei luoghi devastati dall’invasione russa. Non un’analisi delle cause del conflitto, ma il racconto delle sue conseguenze: le vittime, i sopravvissuti e quella vita che, anche sotto



Nel suo libro L’inverno ucraino, il giornalista Andrea Valesini raccoglie trenta reportage realizzati tra il 2022 e il 2024 nei luoghi devastati dall’invasione russa. Non un’analisi delle cause del conflitto, ma il racconto delle sue conseguenze: le vittime, i sopravvissuti e quella vita che, anche sotto le bombe, continua ostinatamente a resistere.
Dal 24 febbraio 2022, giorno d’inizio dell’invasione russa ai danni del territorio ucraino, gli analisti esperti di geopolitica e di storia si sono confrontati, offrendo ricostruzioni circa le cause e le ragioni del conflitto.
Posizioni spesso agli antipodi, riconducibili a letture e a formazioni culturali differenti, utili per addentrarsi con cognizione all’interno di una questione caratterizzata da complessità crescenti.
Le voci degli studiosi, tuttavia, hanno rischiato a volte di sovrapporsi a quelle delle vittime, silenziandole, rendendole marginali e periferiche rispetto a narrazioni già scritte.
Il saggio del giornalista Andrea Valesini, caporedattore de L’Eco di Bergamo, intitolato L’inverno ucraino. Reportage dall’abisso (Ed. Oltre, 158 pagine, 16 euro), che «raccoglie una trentina di reportage scritti dall’Ucraina invasa, pubblicati […] fra marzo 2022 e novembre 2024», fa proprio uno sguardo metodologico differente, concentrandosi sugli «effetti dell’aggressione, non [sul]le cause, già al centro di dibattiti televisivi e di analisi geopolitiche».
L’autore compie un lavoro necessario, raccontando e descrivendo, dopo aver toccato con mano e osservato direttamente gli effetti drammatici della guerra, le storie di uomini e donne, di bambini e anziani.
Raccoglie con rispetto «il tormento di chi è salvo», «lo stupore per la nuova, inattesa guerra», «la speranza poi tradita di una sua conclusione a breve», «le storie […] [dei] sopravvissuti, [il] loro terrore, [le] ferite fisiche e psicologiche aperte dai bombardamenti».
Uno scritto documentato e puntuale, animato da una sorta di speranza deontologica, cioè dal desiderio profondo di servire e di risultare utile nell’esercizio della propria professione.
Alle parole viene assegnato tanto il compito di costruire periodi, cioè strutture sintattiche dotate di senso compiuto, quanto quello di offrire una casa e un luogo di ristoro dove ridare vigore e forza al desiderio di rinascita, di riscatto, di giustizia e di libertà di un popolo intero:
«La parola speranza non è sinonimo di ottimismo, indica una virtù teologale e si poggia su certezze: il male non ha l’ultima parola, il bene è in azione anche in Ucraina, identificabile proprio in chi agisce in mezzo al conflitto per salvare vite, per riparare e ricostruire ciò che viene distrutto da colpi d’artiglieria, missili e droni esplosivi. Dall’odio. È più facile distruggere che ricostruire. Le esistenze annientate non tornano, ma la vita non è azzerabile, resiste e si rigenera anche a guerre in corso».
Il testo, impreziosito da un ricco corredo fotografico realizzato da Giovanni Diffidenti, accompagna il lettore nei luoghi del tormento e della sofferenza – Kiev, Bucha, Mariupol, Leopoli, Odessa, Kharkiv… – tra macerie e crimini di guerra, deportazioni e fosse comuni.
Immortala la follia e la desolazione della «guerra [che] è orrenda anche per vicende che possono sembrare secondarie rispetto alla morte», «per mani che sfuggono, per famiglie divise a forza, per l’attesa senza data di poter rientrare a casa», sempre «se ci sarà mai più quella casa».
Valesini, pur non volendo cedere a facili illusioni – «ogni guerra divide la vita delle vittime in un prima e in un dopo: il prima del conflitto che non tornerà più, il dopo tutto da definire» -, mostra tuttavia di credere e di confidare nella capacità umana di conservare dignità e bellezza attraverso gesti autentici di prossimità, di vicinanza e di carità:
«I reportage raccontano anche le attività diffuse e preziose di chi soccorre i sopravvissuti, a cominciare dalla società civile, ricca di organizzazioni, come la Caritas della Chiesa greco-cattolica e la Caritas Spes della Chiesa cattolica di rito romano. Ma a sostenere il popolo colpito dall’aggressione ci sono pure organizzazioni non governative e associazioni italiane. Insieme, gli enti locali e quelli internazionali operano per rispondere all’emergenza e per progettare già il dopo, quando finalmente il conflitto cesserà».
Inserisci la tua mail per non perdere nessuno dei contenuti di InOltre. Ogni volta che pubblicheremo qualcosa sarete i primi a saperlo. Grazie!
*Iscrivendoti alla nostra newsletter accetti la nostra privacy policy

Il Club InOltre nasce per creare una community tra chi InOltre lo scrive, chi lo legge e chi lo sostiene. È il desiderio di creare punti di incontro digitali e, quando possibile, anche fisici – dove scambiarsi idee, discutere, conoscersi da vicino.
Un Club che unisce tutti quelli che contribuiscono alla buona riuscita d’InOltre e al suo successo.
Grazie per il vostro supporto!
Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.
Codice Iban: IT55A0306909606100000404908
Condividi











Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.