Europa e Unione Europea

Macron e la questione del riconoscimento dello Stato palestinese

Luca Lovisolo è ricercatore indipendente di diritto e relazioni internazionali e traduttore. Ha scritto il volume Gli imperi non vogliono morire. Il presidente Emmanuel Macron ha annunciato che la Francia riconoscerà la Palestina come Stato. Si riferisce allo Stato arabo di Palestina: uno Stato palestinese esiste già, Israele.

Luca Lovisolo28/07/2025Aggiornato 08/09/20264 min lettura683 parole
Anteprima

Luca Lovisolo è ricercatore indipendente di diritto e relazioni internazionali e traduttore. Ha scritto il volume Gli imperi non vogliono morire.


Il presidente Emmanuel Macron ha annunciato che la Francia riconoscerà la Palestina come Stato. Si riferisce allo Stato arabo di Palestina: uno Stato palestinese esiste già, Israele. Usare il termine «palestinese» per indicare solo gli arabi, facendo passare tutti gli altri come intrusi, è uno dei maggiori successi mediatici degli arabo-palestinesi. Ebrei, drusi e altre comunità esistono in Palestina con eguale legittimità storica, culturale e giuridica.

Quando si parla di riconoscimento di uno Stato arabo-palestinese, pare che si conceda agli arabi un diritto negato. In realtà, nel 1948 gli arabi ebbero piena facoltà di costituire il loro Stato. Il 14 maggio gli ebrei fondarono il proprio Stato (Israele) nei confini assegnati dall’ONU; gli arabi avrebbero dovuto fare altrettanto, ma rifiutarono. Costituire il loro Stato, infatti, avrebbe significato accettare per fatto concludente l’esistenza di Israele e la spartizione della regione; gli arabi ritenevano, invece, che il loro Stato dovesse includere tutta la Palestina.

La notte stessa del 14 maggio, un congiunto di Stati e raggruppamenti arabi aggredì Israele, con l’intento dichiarato di distruggerlo. Cominciò così la guerra del ’48/49, spesso sminuita o taciuta dalle narrazioni correnti: citarla, infatti, obbliga ad ammettere la scomoda verità che il conflitto arabo-israeliano fu iniziato dagli arabi, non dagli ebrei. Anche negli anni successivi gli arabi hanno mancato possibili accordi, preferendo la lotta armata, dietro le strette di mano.

Nel frattempo, molti Stati arabi hanno riconosciuto il madornale errore del 1948 e hanno accettato l’esistenza di Israele, firmando accordi di cooperazione. Hamas è l’ultimo fortino nel quale si arroccano coloro che vogliono cancellare Israele dalla Palestina.

Cosa intende Macron, cosa capisce Hamas

Quando Macron afferma di voler «riconoscere la Palestina,» intende uno Stato arabo che accetti la presenza di Israele; Hamas, però, capisce che Macron riconosce il diritto degli arabo-palestinesi a governare l’intera Palestina, tanto che non ha tardato a congratularsi con il presidente francese, con un comunicato che non lascia dubbi sulla posizione del gruppo terrorista, felice di poter guardare a un futuro in cui controllerà tutti i «territori occupati.»

Quando noi parliamo di «territori occupati» ci riferiamo ai territori invasi da Israele dopo il 1948, inclusa l’attuale guerra a Gaza; Hamas, invece, si riferisce all’intera Palestina. L’equivoco si gioca su questo sfasamento semantico, ben sfruttato da Hamas e dai suoi sostenitori in Occidente. Bisogna sempre ricordare che l’obiettivo dichiarato di Hamas è una Palestina tutta araba e islamica, «dal fiume al mare,» cacciando Israele.

La dichiarazione di Macron e la sua collocazione

Nel merito, la dichiarazione di Macron, letta nella sua interezza, è formulata in modo tale che si fatica a prenderla sul serio: allinea un seguito di condizioni e desiderata non realizzabili in concreto. Nel metodo, Macron ha parlato poco dopo che gli Stati uniti avevano annunciato di abbandonare i negoziati con Hamas, dimostratosi disinteressato a un accordo. Sentita la dichiarazione di Macron, non si vede quale motivo abbia ora Hamas di accedere a nuove trattative e concessioni sugli ostaggi o sul cessate il fuoco: ha ottenuto un successo politico formidabile e continuerà come sempre.

Sul piano sostanziale, il riconoscimento della Francia (o di chiunque altro) non muterà nulla, i Paesi che riconoscono i territori arabo-palestinesi come Stato sono già molti. Un tale riconoscimento, alle condizioni odierne, si presterebbe pure a essere contestato per carenza di requisiti oggettivi, vista la condizione politico-istituzionale in cui versano i territori stessi. Le conseguenze politiche e mediatiche della scelta di Macron, però, sono concrete e infauste.

L’atto del presidente francese sembra soddisfare, piuttosto, animosità nate dalla comunità araba in Francia, sempre meno governabile. La risposta alla decisione di Macron va forse cercata nella cronaca quotidiana, sempre più difficile, di talune aree sulle quali lo Stato francese fatica sempre più a conservare la propria sovranità sostanziale.


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