Stati Uniti e spazio atlantico

Mamdani scrive una nuova pagina della politica americana. E non solo

A New York vince Zohran Mamdani, musulmano, eletto con un programma radicale che ha promesso di riequilibrare le differenze economiche e sociali, favorire l’immigrazione, ridurre drasticamente l’azione della polizia della quale secondo la legge negli Stati Uniti il sindaco è responsabile e affrontare il problema delle

Ilaria BorlettiIlaria Borletti05/11/2025Aggiornato 08/09/20263 min lettura642 parole
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A New York vince Zohran Mamdani, musulmano, eletto con un programma radicale che ha promesso di riequilibrare le differenze economiche e sociali, favorire l’immigrazione, ridurre drasticamente l’azione della polizia della quale secondo la legge negli Stati Uniti il sindaco è responsabile e affrontare il problema delle abitazioni non più accessibili ad una larga parte della popolazione a causa della crisi dei mutui.

La città nella quale è concentrato un enorme potere finanziario anche ebraico, che ha visto nel 2001 l’orrore delle Torri Gemelle crollare sotto i colpi del terrorismo islamico, che ha nel suo DNA da sempre contraddizioni ed eccessi che l’hanno resa famosa nel mondo per la sua vitalità, ha scelto il protetto di Ocasio-Cortez e di Sanders, gli esponenti più a sinistra di un Partito democratico lacerato e fino a ieri balbettante.

Una svolta che merita di essere analizzata e non solo spiegata dalla debolezza degli altri candidati, in particolare di Andrew Cuomo.

Mamdani è stato votato soprattutto dai giovani, gli stessi probabilmente che hanno riempito le università americane al grido di “Palestina libera”, traducendo quella loro aspirazione in una lotta contro le élite, contro i ricchi e, nella lettura più radicale della cultura woke, contro tutto quello che è sinonimo di “supremazia bianca”.

Che all’elezione di Trump e al vento che ha soffiato negli Stati Uniti e anche in molti paesi europei dovesse ben presto corrispondere un altrettanto forte movimento di estrema sinistra, simile nell’accogliere proposte populiste ma di segno opposto a quelle di destra, era prevedibile. Come era ovvio che il movimento pro-Pal sarebbe stato il primo nucleo di un nuovo partito che presto avrà connotazioni globali e che si affiderà a figure, come nel caso di New York, prontissime ad annacquare senza distinzione anche la parte positiva dei valori occidentali.

Così come il populismo di destra ha assunto atteggiamenti che in alcuni casi hanno fatto pensare ad un attacco diretto all’indipendenza degli organi democratici, altrettanto quello di sinistra si costruirà sulla negazione della storia dell’Occidente ritenuto colpevole nei secoli di discriminazioni e guerre.

In alcune università americane e in molte università anglosassoni la cultura umanistica è scomparsa dai programmi lasciando il posto a studi che riguardano popoli lontanissimi, ma che hanno avuto il merito di liberarsi da forme di schiavitù o di colonizzazione. Non si insegna l’Illuminismo, non si studia il ’900, sebbene quest’ultimo sia stato il secolo che ha visto il trionfo dei diritti e dell’uguaglianza in tutto il mondo libero, e si sostituisce tutto ciò con una superficiale lettura globale della storia mondiale il cui unico obiettivo è soffocare qualunque connotazione positiva legata all’identità di chi è nato e vissuto in Occidente.

Riuscirà il nuovo sindaco di New York a rendere ancora più woke la città? Sarà questa la strada per una politica più giusta ed equa? Quello che è certo è che oggi è nato un nuovo corso politico che ben presto arriverà in altre città americane e in Europa, dove sarà favorito da una crescita economica ormai quasi inesistente, e tra estrema destra ed estrema sinistra pagherà il prezzo più alto chi ancora crede, e forse non sono pochi, che la buona politica non sia la perenne rincorsa alle pulsioni della rete.

Le disuguaglianze sempre più ampie che caratterizzano la nostra epoca non potranno essere corrette né dall’estremismo di sinistra che perlomeno a parole il nuovo sindaco di New York promuove, né da quello di destra che le asseconda, ma solo dal ritorno di una classe dirigente qualificata, capace di esprimere un’azione a lungo termine e di confrontarsi anche con una lettura etica delle proprie scelte.


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