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Meta alla fine paga 17 miliardi di dollari. Per non farsi processare
Il processo di Oakland si è fermato a metà della seconda settimana, un giorno dopo la testimonianza del responsabile di Instagram e prima che Mark Zuckerberg salisse sul banco dei testimoni. Meta pagherà fino a 17 miliardi di dollari secondo i procuratori generali e accetterà una



Il processo di Oakland si è fermato a metà della seconda settimana, un giorno dopo la testimonianza del responsabile di Instagram e prima che Mark Zuckerberg salisse sul banco dei testimoni. Meta pagherà fino a 17 miliardi di dollari secondo i procuratori generali e accetterà una serie di limiti per gli utenti minorenni. Il testo depositato in tribunale racconta altro e stabilisce che l’accordo non vale come precedente fuori dagli Stati aderenti.
Meta sapeva benissimo di avere molto in gioco nel processo di Oakland, addirittura la propria esistenza, senza esagerazione. Le alternative sul tavolo non erano molte e una, più di tutte, appariva “obbligata”, per evitare che la situazione dell’azienda di Zuckerberg potesse diventare sempre più pesante.
Meta ha dunque scelto di chiudere il processo con un accordo da miliardi di dollari, accettando una serie di modifiche ai propri prodotti e interrompendo il dibattimento prima della testimonianza del suo fondatore e CEO, Mark Zuckerberg.
Una scelta che arriva dopo giorni in cui gli Stati avevano portato in aula documenti interni sulle funzioni di sicurezza, mostrando anche quanto poco fossero state utilizzate.
Ed è proprio questa sequenza a rendere l’accordo interessante da leggere oltre la cifra annunciata di 17 miliardi di dollari. Per Meta significa ridurre un rischio molto più ampio, fissare un costo certo e chiudere questa parte del contenzioso prima che il processo entrasse in una fase ancora più delicata.
Cosa è accaduto a Oakland
L’intesa chiude la causa federale che avevamo raccontato qui su InOltre pochi giorni fa, quando il dibattimento si era appena aperto davanti alla giudice Yvonne Gonzalez Rogers. Le udienze erano state calendarizzate fino ai primi di ottobre e si sono interrotte dopo poco più di una settimana di testimonianze.
Va subito messo in chiaro, perché è la chiave di lettura di tutto il resto, che nel documento depositato in tribunale, come riporta NBC News, Meta nega le accuse e nega di avere alcuna responsabilità verso gli Stati che l’hanno citata. Nessuna ammissione, nessuna sentenza, nessun accertamento dei fatti.
Nel comunicato pubblicato nella propria newsroom, l’azienda presenta l’accordo come l’avvio di un nuovo standard di settore e chiude con un appello ai concorrenti perché adottino le stesse regole.
Il comunicato del procuratore generale della California, Rob Bonta, elenca in gran parte le stesse misure, parla di trasformazioni profonde da attuare entro pochi mesi e aggiunge un obbligo che Meta non cita: rispondere al 90 per cento delle segnalazioni di contenuti potenzialmente dannosi entro sei ore.
Le due versioni non coincidono nemmeno sulle cifre e sul numero di procuratori generali coinvolti. Il documento che ha più peso di tutti, però, è un terzo: il consent judgment depositato ieri, 26 agosto, 130 pagine che contengono tutte le definizioni.
Le conseguenze calcolate dal mercato
Per capire il senso dell’operazione conviene guardare a come l’hanno letta gli analisti finanziari. Come riportato da CNBC, a Wall Street l’accordo è stato salutato come una vittoria per l’azienda: una cifra molto lontana dai circa 200 miliardi che i procuratori generali chiedevano e dagli oltre mille miliardi che gli stessi legali di Meta indicavano come esposizione teorica massima.
In una nota di ricerca ripresa dai media finanziari americani si legge che l’intesa risolve un rilevante rischio legale con un impatto trascurabile sulle stime e che le modifiche ai prodotti riguardano appena lo 0,5 per cento della base globale di utenti del gruppo.
Quello 0,5 per cento è il numero che sta al centro della questione e i conti lo confermano. Agli Stati andranno 12,7 miliardi garantiti, distribuiti in rate annuali su dieci anni, cioè circa 1,27 miliardi l’anno. Rapportato ai ricavi 2025 di Meta, che come ricordava Fortune sfiorano i 201 miliardi, siamo poco sopra lo 0,6 per cento del fatturato annuo. L’azienda dichiara che iscriverà a bilancio una spesa legale di circa 10 miliardi nel terzo trimestre del 2026 e a fine giugno deteneva oltre 90 miliardi tra liquidità e titoli negoziabili.
Va detto che non tutte le letture sono state entusiaste. Ci sono anche esperti che hanno mantenuto un giudizio neutrale sulle modifiche, proprio perché il limite di due ore e il blocco notturno, essendo predefiniti, potrebbero incidere sul tempo trascorso dagli adolescenti sulle piattaforme e quindi sul carico pubblicitario. È l’unica obiezione seria alla tesi che, nella situazione che si andrà a creare, non cambi sostanzialmente nulla e va tenuta in considerazione.
Cosa cambia e cosa il testo esclude
Le misure nel dettaglio non sono poche. Per gli under 18 arriva un limite giornaliero predefinito di due ore, cumulativo tra Facebook e Instagram e valido anche sugli account multipli, che solo un genitore può allentare.
Arrivano, come si accennava prima, anche un blocco notturno tra mezzanotte e le sei, il silenziamento delle notifiche in orario scolastico, la sparizione dei conteggi di like e reazioni, il divieto dei filtri di chirurgia estetica e di trucco estremo, avvisi ogni quindici minuti di utilizzo continuato e altri avvisi al raggiungimento dei sessanta e dei novanta minuti.
Ma nel testo depositato le definizioni dicono altro. Quel limite di due ore non considera il tempo speso a messaggiare, quello trascorso nelle impostazioni e quello dedicato ai contenuti lunghi, definiti come video o audio di almeno ventidue minuti.
Il blocco notturno lascia comunque accessibili messaggi e impostazioni. E la definizione stessa di piattaforma soggetta all’accordo esclude esplicitamente la messaggistica diretta, quindi Instagram Direct e Messenger, oltre a ogni altro prodotto del gruppo.
In buona sostanza, il tempo su cui l’accordo interviene non è tutto quello che un adolescente trascorre all’interno delle app di Meta.
Le impostazioni predefinite e facoltative, la vera linea di confine
Limiti, blocchi e sparizione dei like sono predefiniti. Ma il feed non personalizzato, che il testo definisce come un feed cronologico dei soli account seguiti, resta un’opzione da attivare, e lo stesso vale per la disattivazione della riproduzione automatica, classificata letteralmente tra le impostazioni protettive facoltative.
Meta dovrà proporre quell’opzione entro dieci giorni dall’individuazione di un nuovo account adolescente e poi ogni novanta giorni, con una precisazione: a meno che i promemoria non vengano disattivati dall’utente adolescente.
Non è una questione teorica, perché la risposta è arrivata in aula il giorno prima dell’accordo. Interrogato da un legale degli Stati, il responsabile di Instagram ha parlato di “Take a Break”, la funzione introdotta nel 2021 che invitava i più giovani a staccarsi dall’app. Un documento interno mostrato in aula indicava un’adozione ferma all’1,8 per cento, mentre nello stesso periodo il blog ufficiale di Instagram comunicava che oltre il 90 per cento di chi attivava i promemoria li manteneva attivi, senza mai citare quell’1,8 per cento.
Alla domanda se il post pubblico segnalasse la bassa adozione, la risposta è stata no. La funzione ha cominciato a incidere solo alla fine del 2024, quando è diventata predefinita, cioè dopo che gli Stati avevano già fatto causa.
Cinque anni, non dieci, e un terzo del conto in mano ai concorrenti
L’accordo dovrebbe durare dieci anni. Forse. Il testo divide in due fasi proprio le due misure che più incidono sul tempo di permanenza.
La prima, con il limite di due ore e il blocco da mezzanotte alle sei, vale cinque anni a partire dalla data di adempimento, fissata a sei mesi dall’entrata in vigore.
La seconda, con il limite ridotto a un’ora per applicazione e la finestra notturna estesa dalle 22 alle 7, scatta soltanto se i concorrenti si allineano. Se non lo fanno, dopo cinque anni quelle due misure decadono, mentre il resto dell’accordo prosegue.
Lo stesso meccanismo riguarda l’aspetto pecuniario. Il 30 per cento del pagamento, circa 5,3 miliardi, viene versato solo se i concorrenti adottano le stesse regole e pagano cifre corrispondenti. Nel comunicato Meta ne nomina due. Nel testo dell’accordo, però, i concorrenti da cui dipende quel terzo sono tre, perché la definizione comprende anche Snap e la condizione si considera soddisfatta soltanto quando tutti si sono mossi. Meta, insomma, ha legato un terzo del proprio conto al comportamento di aziende che non controlla e nello stesso giorno le ha invitate pubblicamente a fare come lei.
Il revisore controlla l’attuazione, non i risultati
Il revisore indipendente è la novità più citata nei comunicati e nel testo il suo compito è definito con precisione: valutare l’attuazione delle misure e stabilire metodologie e parametri per valutare quell’attuazione. Non misurare se il tempo di permanenza dei minori scenda.
Le sue raccomandazioni sono esplicitamente non vincolanti, i suoi materiali sono coperti da riservatezza e il suo mandato si esaurisce dopo il quinto rapporto annuale. Sugli avvisi di pausa il testo precisa che Meta conserva la discrezionalità sulle modifiche e si presume adempiente se documenta di aver svolto la valutazione.
L’ingiunzione che vieta a Meta di rilasciare dichiarazioni false o fuorvianti sull’efficacia delle proprie funzioni di sicurezza, cioè esattamente il comportamento emerso in aula con “Take a Break”, vale solo per le dichiarazioni successive all’entrata in vigore, può essere fatta valere unicamente con il consenso della maggioranza del comitato degli Stati, richiede trenta giorni di preavviso e prevede la possibilità per l’azienda di proporre un piano correttivo. Il testo specifica inoltre che il rispetto di quella clausola non rientra nella revisione indipendente.
Va riconosciuto, per onestà, che una parte dell’accordo funziona diversamente. La sezione sulla verifica dell’età fissa obiettivi numerici, soglie di errore da rispettare entro uno e due anni e test annuali affidati a un soggetto terzo accreditato. Lì Meta viene misurata sui risultati.
E l’accordo stabilisce di non fare precedente
Il testo afferma che l’accordo non costituisce ammissione di responsabilità e che obblighi, modifiche di prodotto e concessioni sono espressamente limitati agli Stati aderenti. Aggiunge che nulla può essere interpretato come applicabile, come definizione di uno standard di diligenza o come precedente in qualunque Stato americano non aderente o in qualunque giurisdizione internazionale.
Precisa infine che è intenzione delle parti che il giudizio non sia utilizzabile come prova in altre cause contro l’azienda. Le parti rinunciano a impugnare e concordano che nessuna delle due è parte vittoriosa.
Per noi in zona UE quella frase sulle giurisdizioni internazionali è la più interessante di tutto il documento. Il perimetro, del resto, era già stato tracciato tre settimane prima, quando in New Mexico un giudice ha condannato Meta a versare 567 milioni di dollari in un fondo di risanamento, che, sommati ai 375 milioni di sanzioni civili decisi dalla giuria a marzo, portano il totale a circa 942 milioni, ordinando inoltre la rimozione dei conteggi dei like e limiti alle notifiche e al tempo di utilizzo.
Il giudice ha però rifiutato di intervenire sulla riproduzione automatica, sullo scorrimento infinito e sui contenuti algoritmici, perché sono funzioni con evidenti implicazioni legate alla Sezione 230 e al Primo Emendamento. Lo stesso procuratore generale Raúl Torrez, in conferenza stampa, ha ammesso di non aver ottenuto le modifiche di progettazione che cercava.
Cosa succede adesso
Prima di tutto, l’intesa deve essere approvata dalla giudice Gonzalez Rogers e, senza la sua firma, nulla entra in vigore. Poi ci sono quattro mesi per il feed non personalizzato e gli avvisi di pausa, sei mesi per la maggior parte delle altre misure e un anno per il quadro di verifica dell’età.
Ma la partita non finisce qui, e questo è il punto che rende meno automatico dire che tutto, più o meno, tornerà come prima. L’accordo con i procuratori generali non tocca le circa tremila cause federali riunite nello stesso procedimento, quelle promosse da famiglie e distretti scolastici, che chiamano in causa anche Snap, Alphabet e ByteDance e i cui primi processi pilota sono attesi intorno a febbraio 2027. Un processo statale in Tennessee, aperto a luglio, prosegue.
Meta ha preferito pagare prima della fine di questo processo, ma non ha posto la parola fine al problema. Ha preferito pagare anche per guadagnare il silenzio del proprio amministratore delegato sotto giuramento, scegliendo la certezza di una cifra al posto di un rischio senza fondo.
Resta da vedere se i concorrenti accetteranno di pagare per rendere più severe le regole di un rivale, condizione da cui dipendono un terzo della somma posta a carico di Meta e la durata delle misure più incisive. Staremo a vedere.
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