Israele

No, Cecilia Sala, Israele non è nato come conseguenza di un genocidio

Tutti conoscete Cecilia Sala, una famosa giornalista, molto accreditata sia qui da noi in Italia sia all’estero e in particolare – per quanto riguarda l’estero – molto accreditata in alcuni Paesi diciamo così difficili. I motivi dell’accreditamento di Cecilia Sala sono noti: è molto rigorosa nelle

Iuri Maria Prado22/06/2025Aggiornato 08/09/20262 min lettura429 parole

Tutti conoscete Cecilia Sala, una famosa giornalista, molto accreditata sia qui da noi in Italia sia all’estero e in particolare – per quanto riguarda l’estero – molto accreditata in alcuni Paesi diciamo così difficili.

I motivi dell’accreditamento di Cecilia Sala sono noti: è molto rigorosa nelle sue analisi e nella selezione delle fonti; ha un bagaglio di cognizioni molto vasto; non si limita a un giornalismo prevedibile e routinario; arricchisce il suo lavoro grazie a competenze ed esperienze non comuni e, per esempio, si esercita in modo proficuo nel monitoraggio delle società di cui fa cronaca, è molto esperta come trend-watcher delle realtà metropolitane e vanta professionalità notevoli nella valutazione delle notizie sui disturbi mentali delle ragazze arrestate.


Bene, Cecilia Sala è poi comprensibilmente presente sulla scena della guerra israelo-palestinese, in relazione alla quale spiega che certi errori di Israele sono tanto più inaccettabili considerando come il Paese nasca a causa del genocidio: “come conseguenza di un genocidio”.


Ora, da trend-watcher e da indiscutibile esperta di news sui disagi mentali dei manifestanti arrestati è comprensibile che Cecilia Sala non lo sappia: ma Israele non nasce affatto “come conseguenza di un genocidio”; e solo un pregiudizio (certamente inconsapevole) mischiato a un’ignoranza abissale, solo una irrimediabile stortura antisemita fa pronunciare una simile sciocchezza.

Israele non nasce come conseguenza del genocidio, ma in forza di decenni e decenni di assidua, inesausta e durissima costruzione sionista: non c’entra niente il genocidio. E in secondo luogo, e appunto: Cecilia Sala non lo sa, ma subordinare il fatto (e dunque il diritto) della nascita e dell’esistenza di Israele a quell’evento, al genocidio, significa supporre che nell’assenza del genocidio quel diritto non ci sarebbe stato.

E non c’è solo un “presupposto” di pregiudizio antisemita in questa impostazione: c’è anche un “corollario” antisemita, (ancora una volta – certamente – oltre le consapevolezze di Cecilia Sala). Perché se Israele merita di esistere in “conseguenza di un genocidio”, allora vuol dire che non ha gli obblighi che comunemente incombono agli altri Stati: ha qualche obbligo supplementare, insomma deve “comportarsi bene”.


Oh, attenzione, c’è piena libertà – ci mancherebbe – di dire certe sciocchezze e di dedicarsi a Israele tra un esperimento di trend-watching e l’altro. Piena libertà. Piacerebbe magari che questa roba non trionfasse come invece trionfa da noi.


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