Italia: politica, istituzioni e società

No, non sono femminista. Lettera di Barbara

Un racconto personale che parte dall’esperienza di una ragazza cresciuta negli anni Novanta e arriva alle contraddizioni percepite nel femminismo occidentale contemporaneo. Tra slogan estremi, esclusioni nelle manifestazioni e il paradosso del velo iraniano, emerge una riflessione critica su un movimento le cui contraddizioni hanno ampiamente

InOltre16/03/2026Aggiornato 08/09/20263 min lettura519 parole

Un racconto personale che parte dall’esperienza di una ragazza cresciuta negli anni Novanta e arriva alle contraddizioni percepite nel femminismo occidentale contemporaneo. Tra slogan estremi, esclusioni nelle manifestazioni e il paradosso del velo iraniano, emerge una riflessione critica su un movimento le cui contraddizioni hanno ampiamente superato il paradosso.

di Barbara Dalle Fratte


Non sono femminista.
Nemmeno da ragazza.

Cresciuta negli anni ’90 in un piccolo paese di provincia, le grandi battaglie del femminismo erano ormai vinte e il movimento era sparito dai media.

Ha iniziato a interessarmi da adulta, quando le ragazze hanno ricominciato a manifestare.
E lo facevano per ogni causa, tappezzando Torino di slogan bizzarri, tipo: “ogni uomo morto è uno stupratore in meno”.

Rafforzano in me l’idea che no, non sono femminista. Io non voglio che tutti gli uomini muoiano solo perché hanno un gene diverso dal mio.

Ho così seguito le motivazioni delle manifestazioni di domenica 8 marzo.

Negli anni scorsi avevano cacciato una ragazza con un cartello che ricordava gli stupri delle donne ebree del 7 ottobre.


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Quest’anno lo hanno fatto con le ragazze iraniane. Probabilmente stridevano perché loro non sono contro la guerra nel loro paese, mentre le nostre femministe manifestavano contro la guerra.
Lo fanno per tutto, ricordate?

Lunedì poi mi passano nella TL di X due post.

Nel primo, un’attivista di sinistra francese affermava che le battaglie future del femminismo sono il diritto al velo e al voto senza documenti.

Poco sotto, la prima foto delle calciatrici iraniane dopo aver ottenuto l’asilo politico in Australia, chiesto per paura delle ritorsioni per non aver cantato l’inno iraniano all’inizio della partita.

Erano senza velo, indossato fino a poche ore prima mentre giocavano.

Così ho iniziato a riflettere sul paradosso del femminismo mainstream occidentale.

Le ragazze che “godono” del diritto al velo, appena possono se lo levano.
Sono disposte a morire per farlo, lo abbiamo visto negli ultimi anni.

Eppure quelle donne vengono cacciate dalle manifestazioni delle femministe odierne.

Questa contraddizione mi è frullata in testa per giorni, facendomi porre delle domande senza arrivare a risposte sensate.

Tranne che una.

No, non sono femminista.

Ps. Sorvolo sul collegamento uomo-stupratore e sul non credere allo stupro delle donne ebree, perché i pensieri che mi portano non sono adatti a essere espressi pubblicamente.

E nemmeno alle notizie sugli stupri pre-impiccagione delle ragazze iraniane ancora vergini.


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