Italia: politica, istituzioni e società

Nostalgia di Andreotti, fiducia in Putin: il Medioriente di Vannacci

Il programma di Futuro Nazionale combina la soluzione dei due Stati con l’idea di affidare a Russia e Iran un ruolo di garanti, denuncia Hamas e Qatar ma minimizza la natura destabilizzante di Mosca e Teheran. Ne emerge una politica mediorientale sospesa tra nostalgia andreottiana, sovranismo

Nostalgia di Andreotti, fiducia in Putin: il Medioriente di Vannacci
Nathan GreppiNathan Greppi06/09/2026Aggiornato 17/10/20267 min lettura1.511 parole

Da quando Roberto Vannacci è entrato in politica, prima con la Lega e poi fondando il suo partito Futuro Nazionale, la maggior parte delle critiche nei suoi confronti ha riguardato le sue posizioni sull’immigrazione, sul reato di femminicidio e sui diritti LGBT.

Se in politica estera hanno fatto discutere soprattutto le sue posizioni di vicinanza alla Russia, molto meno si è parlato della sua prospettiva sul Medio Oriente e, in particolare, sulla guerra tra Israele e Hamas.

Per fare luce su questi temi, vale la pena guardare al punto 6 del programma di Futuro Nazionale, intitolato «Esteri, UE, geopolitica, sovranità, cooperazione internazionale», consultabile sul sito del partito.

Nostalgia della Prima Repubblica

Partendo dall’inizio, non si può fare a meno di notare una visione idealizzata della politica estera italiana durante la Guerra fredda.

Il programma esalta quella che ritiene essere «una vocazione storica» dell’Italia, ovvero «la capacità di mediazione e dialogo con tutti gli attori in gioco». Tra i vari esempi, si fa riferimento «alla geometria variabile dei rapporti di Giulio Andreotti per il tentativo di risolvere il conflitto arabo-palestinese».

Nel coltivare un ricordo idilliaco di quella fase storica, Futuro Nazionale dimentica un particolare: come rivelato dall’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga in un’intervista del 2008 al giornale israeliano Yedioth Ahronoth, a causa del cosiddetto «Lodo Moro» lo Stato italiano consentì ai terroristi palestinesi di muoversi indisturbati nel Paese, purché non colpissero obiettivi che non fossero in qualche modo legati a Israele.

Nel dicembre 2021, un’inchiesta del quotidiano Il Riformista ha rivelato che il governo italiano dell’epoca, nonostante i numerosi allarmi ricevuti, non predispose un presidio davanti alla Sinagoga di Roma.

Il 9 ottobre 1982 i terroristi di Abu Nidal compirono un attentato nel quale perse la vita un bambino di due anni, Stefano Gaj Tachè, e altre 37 persone rimasero ferite.

Israele e Palestina

Passando alla sezione dedicata allo scenario mediorientale, si legge: «Futuro Nazionale ritiene che oggi la chiave e la polveriera da cui si diramano la maggior parte degli inneschi di instabilità (pensiamo ai conflitti in Iran e Libano) sia rappresentata dal problema israelo-palestinese».

Il programma sottolinea che «è sorto lo Stato ebraico ma stenta a formarsi quello palestinese, anche per difficoltà a definirne gli elementi imprescindibili di statualità come la definizione di confini certi e di una legittima rappresentanza politica (che non può essere identificata in Hamas)».

Pur dichiarandosi favorevole alla soluzione dei due Stati e auspicando che venga portato a termine il lavoro iniziato nel 1993 con gli Accordi di Oslo, il partito di Vannacci afferma che la sua realizzazione «oggi più che mai sembra irraggiungibile per il reciproco irrigidimento dell’Iran e dello Stato ebraico e per il sostanziale menefreghismo dei Paesi arabi sunniti che considerano la causa palestinese solo un utile strumento per calmierare i loro fronti interni ai quali permettono di manifestare il loro sdegno con cortei di protesta».

Questa analisi non tiene conto delle volte in cui è stata la classe dirigente palestinese a rifiutare le proposte di pace, come fecero Arafat nel 2000 e Abu Mazen nel 2008.

Così come non tiene conto delle posizioni radicali che caratterizzano l’Autorità Nazionale Palestinese, e non soltanto Hamas. A febbraio, The Jerusalem Post ha rivelato che l’ANP aveva pubblicato la bozza della Costituzione di un futuro Stato palestinese, il cui articolo 4 indicava l’Islam come religione ufficiale e i princìpi della sharia come «fonte primaria della legislazione».

Coinvolgere la Russia in Medio Oriente

Per quanto riguarda il Medio Oriente, Futuro Nazionale chiede di coinvolgere la Russia nei negoziati.

Per giungere alla soluzione dei due Stati, secondo il partito, occorre «coinvolgere in un percorso di risoluzione e garanzia sia gli attori diretti, sia gli attori di influenza come Stati Uniti, Federazione Russa e Repubblica Iraniana, senza i quali ogni accordo risulterà disatteso, minacciato e caduco».

Afferma inoltre che, per risolvere certe dispute, «non si può prescindere da un coinvolgimento della Federazione Russa che, fino a due anni fa, è stata con gli USA un protagonista cruciale di equilibrio nei contrastati rapporti tra i principali attori dell’area».

Quello che non emerge è che la Russia non è affatto un attore imparziale. Oltre alla sua forte vicinanza all’Iran, va considerato il fatto che, come dimostrato da un rapporto dell’Istituto Gino Germani, la propaganda social del Cremlino ha veicolato narrazioni antisemite e filo-Hamas pur di indebolire le democrazie occidentali.

Occupazione della Cisgiordania

Il partito condivide giustamente le preoccupazioni di Israele «per il coinvolgimento voluto dagli USA del Qatar nel Board of Peace», riconoscendo «come tale Paese si qualifichi come partner importante dei Fratelli Musulmani».

Tuttavia, afferma anche che il «vero obiettivo internazionale immediato deve essere la cessazione delle tensioni che stanno proseguendo non solo a Gaza ma anche nei territori di Cisgiordania abusivamente occupati dallo Stato ebraico e oggetto delle continue violenze operate dai coloni, i quali generano continue escalation espansionistiche».

Sebbene le violenze in Cisgiordania siano un problema serio, parlando dell’occupazione Futuro Nazionale non sembra tenere conto del passato.

Quando, nel 2005, l’allora primo ministro israeliano Ariel Sharon decise di ritirarsi dalla Striscia di Gaza, evacuando con la forza le migliaia di israeliani che vi vivevano, alla decisione non seguì una convivenza pacifica, ma l’elezione e la successiva presa del potere da parte di Hamas, con tutte le conseguenze che ciò ha comportato.

Se Israele si ritirasse ora dalla Cisgiordania, si rischierebbe uno scenario simile.

Difesa dell’Iran sciita

Nella sottosezione sul conflitto tra Stati Uniti e Iran si legge: «Futuro Nazionale condanna le ostilità aperte nel 2026 da parte americana contro la Repubblica Islamica dell’Iran, in quanto disfunzionali all’interesse nazionale italiano e, in generale, dei popoli europei».

Il programma aggiunge: «L’Iran è un Paese caratterizzato da una cultura estremamente importante e profonda, con alti tassi di scolarizzazione, in cui a laurearsi sono più le donne degli uomini e dove la libertà delle comunità cristiane è rispettata più che – per esempio – in Arabia Saudita».

Questa visione non tiene conto del fatto che da decenni l’Iran finanzia milizie e gruppi terroristici per estendere la propria egemonia nella regione: da Hamas a Gaza a Hezbollah in Libano, dagli Houthi in Yemen a Hashd al-Shaabi in Iraq.

Inoltre, sbaglia nel presentare l’Iran come un Paese «tollerante» nei confronti delle donne e delle minoranze religiose.

Come ampiamente documentato da organizzazioni umanitarie come Hengaw, la legge iraniana riconosce unicamente alcune minoranze storiche, tra le quali ebrei, cristiani armeni e zoroastriani, ma perseguita coloro che si convertono dall’Islam ad altre religioni.

Oltre ai bahá’í, questa categoria include anche gli iraniani che si convertono al cristianesimo e che spesso vengono incarcerati con accuse legate all’apostasia.

Vicinanza al Vaticano e a Pizzaballa

Quanto alla situazione di Gerusalemme, che secondo il programma «non debba in alcun modo essere posta sotto il controllo unico ebraico o musulmano», Futuro Nazionale presenta posizioni abbastanza vicine a quelle del Vaticano.

«In questo senso guardiamo con grave preoccupazione al fanatismo di alcuni gruppi ebraici e cristiani protestanti che invocano la distruzione della Grande Moschea di Gerusalemme per ricostruire sulla medesima superficie il Tempio di Salomone, non più esistente da quando l’Impero Romano decise di distruggerlo nel 70 d.C.».

Il partito aggiunge che è «di fondamentale importanza, inoltre, per l’Italia porre a tema in tutte le sedi internazionali la difesa e la protezione delle comunità cristiane di questi territori, che molto hanno avuto da patire sia da parte musulmana che da parte ebraica».

Nel chiedere un maggiore dialogo dell’Italia con il Vaticano, sostiene inoltre che «sui punti sopra trattati, come la questione iraniana e quella palestinese, la Santa Sede ha mostrato (pensiamo agli interventi del Card. Pizzaballa, custode di Terrasanta [oggi patriarca latino di Gerusalemme, ndr]) equilibrio e conoscenza degli scenari, singolarmente affini alle posizioni assunte da Futuro Nazionale».

Come spiega il sito HonestReporting, la teoria complottista secondo la quale Israele vorrebbe distruggere la Moschea di Al-Aqsa possiede radici profonde.

Già nel 1928 il Gran Muftì di Gerusalemme Hajj Amin al-Husseini, alleato della Germania nazista durante la Seconda guerra mondiale, diffuse la voce che gli ebrei tramassero per impadronirsi di Al-Aqsa.

Una falsità che contribuì a istigare le masse arabe che nel 1929 uccisero 67 ebrei nel massacro di Hebron e che ancora oggi viene veicolata da diversi media palestinesi, talvolta ripresi anche dagli ambienti propal occidentali.

Quanto alla situazione dei cristiani in Israele, il partito di Vannacci non sembra tenere conto del fatto che la loro popolazione è aumentata costantemente negli ultimi anni.

Secondo il Central Bureau of Statistics israeliano, alla fine del 2025 vivevano in Israele circa 184.200 cristiani, in aumento dello 0,7 per cento rispetto al 2024. Nel 2024, erano aumentati dello 0,6 per cento rispetto al 2023.

Nel complesso, la visione mediorientale di Futuro Nazionale appare attraversata da una contraddizione: riconosce la natura terroristica di Hamas, l’ambiguità del Qatar e il disinteresse dei Paesi arabi verso i palestinesi, ma propone come garanti di un futuro accordo proprio Russia e Iran, due potenze direttamente impegnate nel destabilizzare la regione.

Ne risulta più un impasto di nostalgia andreottiana, sovranismo filorusso e sensibilità vaticana che una strategia geopolitica coerente. Nel Medio Oriente immaginato da Vannacci, insomma, il realismo viene spesso invocato; assai meno spesso applicato.

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