Italia: politica, istituzioni e società
Note a margine della manifestazione di Piazza San Giovanni
"Siamo 300mila" (gli organizzatori della manifestazione di Piazza San Giovanni). Ora, questa piazza misura 42.700 mq. Quattro persone per mq (non di più, se non si vuole sfidare la legge dell'impenetrabilità dei corpi) uguale un massimo di 170mila persone. La piazza, per chi aveva occhi per

“Siamo 300mila” (gli organizzatori della manifestazione di Piazza San Giovanni). Ora, questa piazza misura 42.700 mq. Quattro persone per mq (non di più, se non si vuole sfidare la legge dell’impenetrabilità dei corpi) uguale un massimo di 170mila persone. La piazza, per chi aveva occhi per vedere, era semivuota. La conclusione la lascio a chi sa far di conto.
Questo per dire che la manifestazione è stata un flop? No, solo per dire che il vizio di barare sui numeri (prerogativa non solo della sinistra) è vecchio come Matusalemme, uno dei patriarchi antidiluviani del Vecchio Testamento (visse 969 anni). La citazione non è casuale. Matusalemme, personaggio biblico menzionato in Genesi 5, era il nonno di Noè, il costruttore dell’Arca durante il Diluvio Universale.
Ebbene, nell’arca della piazza giovannea ieri si è scatenato un secondo diluvio universale. Non per volere dell’Altissimo, però, ma dei”quadrumviri” del campo largo. E non per punire l’umanità intera, questa volta, ma proprio i discendenti del figlio di Enoch. Responsabili (a seconda dei gusti lessicali degli oratori), del massacro o della pulizia etnica o dello sterminio o del genocidio dei palestinesi di Gaza. Del resto, come altrimenti si può chiamare l’omicidio (a seconda delle preferenze numeriche degli oratori) di 45mila o 50mila o 60mila donne e uomini (tutti rigorosamente civili, ovviamente), tra cui 15mila o 16mila o 18mila bambini?
Non starò qui a ripetere tutti i balletti, non solo delle definizioni e delle cifre, ma delle menzogne e degli slogan dozzinali pronunciati in quattro comiziacci da strapaese. Non starò qui a ripetere che hanno tutto chiesto a Israele e nulla ad Hamas (salvo la rituale e burocratica richiesta della liberazione degli ostaggi, peraltro menzionata solo dalla segretaria del Pd). D’altronde, non gli hanno mai chiesto di deporre le armi o di cancellare dal suo Statuto l’obiettivo della distruzione della”entità sionista”.
Né starò qui a ripetere che mai tanto sdegno, tanta ira, tanta rabbia, tanti cuori infranti, tanto dolore (a Bonelli è spuntata persino una lacrimuccia mentre concionava), non si sono mai visti per i bambini uccisi o rapiti da Putin e per gli otto milioni di profughi ucraini (a proposito di pulizia etnica). No, qui non mi interessa giocare facile sul doppio standard morale di una sinistra italiana che in questi mesi si è distinta per la sua latitanza nella lotta -culturale, civile e politica- contro un antisemitismo ormai dilagante anche nel nostro paese.
Qui mi interessa esprimere un’altra preoccupazione. Certo, ci sono state iniziative (come quella, lodevolissima, del quotidiano Il Riformista) che sono andate controcorrente. Ma, diciamoci la verità, oggi risalire la corrente è difficile. Ormai il buon senso, parafrasando Alessandro Manzoni, se ne sta nascosto (dove c’è) per paura del senso comune. E il senso comune del”genocidio”, delle vittime di ieri che sono diventate i carnefici di oggi, ha sfondato le porte dell’opinione pubblica.
Poscritto: una guerra, tanto più una guerra asimmetrica contro un gruppo terroristico che prospera sul sacrificio dei suoi adepti, nell’era delle fake news non si vince soltanto con le armi sul campo di battaglia. Si vince anche con le armi della propaganda e della controinformazione, di un’intelligence che sappia coltivare e investire sul dissenso dei gazawi (per il momento minoritario e sporadico) verso Hamas, con aiuti umanitari sottratti finalmente al suo controllo (scelta sacrosanta) ma che funzionino con efficacia e giustizia distributiva.
Forse su questo terreno il governo di Gerusalemme deve ancora recuperare il tempo perduto.
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