Politica globale e sistemi di potere
Quella parata di Hamas dimostra soprattutto la debolezza dell’Occidente
Gran parte dei media hanno festeggiato questa giornata senza sottolinearne la drammatica scenografia scelta da Hamas per la cerimonia di liberazione: le soldatesse sembravano in ottima salute, rivestite e pulite, costrette persino ad un saluto e a mostrare un sorriso forzato e sussurrando qualche parola di

Gran parte dei media hanno festeggiato questa giornata senza sottolinearne la drammatica scenografia scelta da Hamas per la cerimonia di liberazione: le soldatesse sembravano in ottima salute, rivestite e pulite, costrette persino ad un saluto e a mostrare un sorriso forzato e sussurrando qualche parola di ringraziamento, circondate da un esercito di terroristi di Hamas di tutto punto vestiti che sventolavano i loro mitra di fronte a una folla plaudente e immensa.
Un rito studiato in tutti i particolari per le telecamere che ci ha riportato alla memoria, le drammatiche immagini delle decapitazioni da parte dei terroristi di Isis vestiti di nero mentre tagliavano la gola agli infedeli vestiti con delle tute arancioni.
Ma come per allora l’Occidente con molti dei suoi osservatori non ha ritenuto di cogliere in quei segni tutta la violenza e il disprezzo insita nella guerra che il terrorismo islamico vuole scatenare non solo contro gli ebrei, ma contro tutti gli “infedeli” così oggi la parata è passata in secondo piano: che cosa ha voluto dire Hamas? Abbiamo vinto? Siamo noi a tenere il bandolo della matassa e a condurre il gioco? Non siamo barbari, come si è detto, dopo il 7 ottobre, perché abbiamo tenuto gli ostaggi in buona salute?
Non si illuda il mondo e tanto più Israele e gli ebrei: la guerra è solo all’inizio e sarà sempre e comunque il nostro obiettivo la distruzione completa di Israele. Tutti questi interrogativi che avrebbero dovuto attraversare anche la mente meno obiettiva tra coloro che si occupano di raccontare la tragedia di mediorientale sono invece stati messi in un piccolo angolo oscuro della comunicazione, soprattutto in Italia.
Nessuna riflessione sul terribile schiaffo che con questa sinistra sfilata Hamas e tutto il terrorismo islamico, hanno voluto dare a tutto l’Occidente che continua inutilmente a dibattere sulla necessità di due Stati e di una fase pacificata per la terra di Gaza.
Quella parata ha sventato le nostre ipocrisie, ha mostrato senza nessuna mediazione la nostra debolezza, ha svelato esattamente chi sono e che cosa vogliono e non solo gli affiliati di Hamas ma buona parte di quella disperata popolazione che è diventata il loro primo strumento di battaglia e martirio.
Abbiamo perso, ma non illudiamoci accecati dal nostro finto pacifismo che a perdere sia stato solo Israele. Siamo tutti noi e forse un giorno ci renderemo finalmente conto che da quel lontano 1988, quando un aereo della Pan Am è stato abbattuto da una bomba di matrice islamica avremmo dovuto aprire gli occhi e non indugiare in quell’ambiguo sentimento che ci ha spinto a colpevolizzarci per una responsabilità, quella della diffusione del terrorismo islamico, che è soprattutto di quei paesi del mondo arabo, incapaci di dare democrazia e giustizia e che hanno preferito invece alimentare la risposta più violenta e brutale dei terroristi pur di allontanare dai propri confini le tensioni sociali.
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