Libri & Letteratura
Quelli che restano di Gerbrand Bakker: un tuffo nelle proprie radici
Ad Amsterdam, Simon conduce un’esistenza appartata tra il negozio da parrucchiere ereditato dalla famiglia e la piscina. A quarant’anni, però, il vuoto lasciato dal padre mai conosciuto lo spinge a interrogare la madre e il nonno, inseguendo le tracce di un passato sepolto. Una storia lenta

Una via stretta in un quartiere bohémien di Amsterdam. Un piccolo negozio da parrucchiere, con le vetrine che riflettono la luce dei lampioni. Al suo interno un giovane uomo di circa quarant’anni, di bell’aspetto.
Taglia i capelli a uomini e donne, a volte anche la barba. Riceve pochi clienti, spesso il cartello sulla porta è girato dal lato che indica chiuso. Dominano il silenzio, la tranquillità, il rumore delle forbici.
Questa è la prima immagine, la prima sensazione che arriva al lettore di Quelli che restano, romanzo scritto da Gerbrand Bakker, considerato uno fra i più raffinati autori olandesi contemporanei, portato in Italia da Iperborea con la traduzione di Elisabetta Svaluto Moreolo.
Simon vive da solo, in un piccolo appartamento ricavato sopra il negozio. Di professione è un parrucchiere, come suo padre e suo nonno prima di lui.
Economicamente non gli manca nulla, ha avuto la fortuna di ereditare l’attività di famiglia e, di conseguenza, può permettersi di ricevere pochissimi clienti, solo su appuntamento.
Il protagonista di Quelli che restano passa le giornate tra il suo appartamento, l’attività al piano terra e la piscina: il nuoto è la sua unica grande passione.
Dietro questa esistenza schiva, riservata, quasi banale, si nasconde però un grande vuoto, lasciato dal padre mai conosciuto.
L’uomo, infatti, se n’è andato all’improvviso, senza dare spiegazioni, senza lasciare neanche un biglietto, lasciando la moglie, madre di Simon, incinta di pochi mesi. È poi morto nel tragico disastro aereo avvenuto a Tenerife nel 1977.
Cosa ci faceva su quell’aereo? Dove stava andando? Con chi? Sono le domande senza risposta dell’esistenza di Simon.
Nella sua famiglia, il padre è il grande tabù che non è mai stato affrontato. Forse per l’immenso dolore che la sua scomparsa ha causato alla madre, forse per paura di scoprire un’indicibile verità.
Però, all’età di quarant’anni, Simon sente l’esigenza di scoprire le proprie radici e di saperne di più sul padre.
Inizialmente la curiosità nasce grazie alle domande di uno scrittore, che sta lavorando a un romanzo in cui il protagonista è un parrucchiere e chiede a Simon delucidazioni sulla sua professione e sulla scomparsa del padre.
L’interesse, però, poi cresce e Simon si trova avviluppato in un vortice di ricerche online, domande alla madre e al nonno, foto della tragedia.
Quelli che restano è un romanzo dall’andamento lento. Ci si immerge con calma in questo libro che si trasforma quasi in un gioco di specchi, diventando una sorta di metaromanzo: due storie, due ambientazioni, due personaggi, eppure un unico scrittore.
Bakker parla del vuoto, della solitudine, senza scadere nella tristezza. Simon conduce una vita appartata, è un uomo introverso, con evidenti mancanze, ma comunque esiste, vive, soddisfatto delle sue giornate.
Una lettura ricca di spunti di riflessione, perfetta per chi ama le ambientazioni nordiche.
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