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Se per Antonio Polito Gaza è un ghetto e il Qatar è un mediatore
Scrive Antonio Polito sul Corriere della Sera: “Ora, dopo aver trasformato il ghetto in una fossa comune, Netanyahu si riprende la Striscia con una guerra senza quartiere che identifica il popolo palestinese con Hamas, e che per questo durerà per generazioni”. “L’obiettivo storico di Israele”, continua

Scrive Antonio Polito sul Corriere della Sera: “Ora, dopo aver trasformato il ghetto in una fossa comune, Netanyahu si riprende la Striscia con una guerra senza quartiere che identifica il popolo palestinese con Hamas, e che per questo durerà per generazioni”. “L’obiettivo storico di Israele”, continua Polito, cioè “difendersi con le armi dai suoi nemici per fare con loro la pace, si è capovolto nel suo contrario: la guerra permanente su sette fronti, colpendo anche chi, come l’Oman o il Qatar, si presentava come mediatore”.
Analizziamo una per una queste belle trovate dell’editorialista del Corriere della Sera. “Trovate” per modo di dire, perché sono il recupero di un ordinario refluo della sentina social.
Dunque:
1) Gaza sarebbe stata un “ghetto”. L’uso di questa parola, “ghetto”, è preciso: i palestinesi come gli ebrei. I palestinesi perseguitati come gli ebrei, e il persecutore – cioè Israele – nella posizione, nella funzione, nelle responsabilità che furono dei persecutori degli ebrei. Questa è tecnicamente una proposizione antisemita. Testualmente: “Fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella dei Nazisti”, che è una delle figure di antisemitismo descritte da International Holocaust Remembrance Alliance, cui l’Italia aderisce.
2) Il ghetto trasformato in una “fossa comune”. Di nuovo: l’evocazione delle persecuzioni degli ebrei e delle distruzioni dei ghetti ebraici paragonate alla guerra di Gaza. Antonio Polito come un Di Battista qualunque. Come un Orsini qualunque. E il Corriere della Sera che dà spazio a questi spropositi. Che non sono – attenzione – farneticazioni: sono aggressioni. È vilipendio, letteralmente.
Ma continuiamo.
3) La “guerra permanente su sette fronti”, scrive Antonio Polito. Quindi è Israele che ha aggredito il Libano, lo Yemen, l’Iran… Non ci sono le migliaia di missili che inceneriscono la Galilea: c’è Israele che aggredisce il Libano. Non ci sono le bande di fondamentalisti che lanciano missili sui civili israeliani e sparano sui navigli commerciali nel Mar Rosso: c’è Israele che aggredisce lo Yemen. Non c’è la Repubblica delle impiccagioni che lancia centinaia di missili, razzi, droni sui civili israeliani e finanzia tutto il terrorismo del Medio Oriente, rivendicando di voler distruggere Israele e uccidere anche l’ultimo ebreo in Israele e nel mondo: c’è Israele che attacca l’Iran.
E infine il Qatar, che “si presentava come mediatore”, scrive Polito. Il Qatar che il 7 ottobre del 2023 emetteva un comunicato secondo cui il responsabile esclusivo era Israele. Ma evidentemente Antonio Polito non l’ha letto, quel comunicato: oppure (più probabile) è d’accordo con quel comunicato. E Antonio Polito non ha visto i leader di Hamas che nelle residenze dorate del Qatar festeggiavano in diretta i massacri, gli stupri, i rapimenti del 7 ottobre. Era distratto, Polito. Stava studiando la storia del ghetto di Gaza.
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