Medio Oriente

Svelò lo sfruttamento dietro i Mondiali in Qatar: arrestato Abdullah Ibhais

Dopo oltre tre anni trascorsi in carcere a Doha, l’ex responsabile della comunicazione dei Mondiali del 2022 è stato nuovamente arrestato in Giordania poco prima di testimoniare davanti a un tribunale americano. Sullo sfondo, lo sfruttamento dei lavoratori migranti e le contraddizioni di un Qatar abilissimo

Svelò lo sfruttamento dietro i Mondiali in Qatar: arrestato Abdullah Ibhais
Nathan GreppiNathan Greppi13/09/2026Aggiornato 17/10/20262 min lettura412 parole

Negli ultimi anni, il Qatar ha saputo fare investimenti proficui nel mondo dello sport a fini di soft power: oltre al fatto che il suo fondo sovrano è proprietario del Paris Saint-Germain, nel 2022 il Paese del Golfo ha ospitato i Mondiali di calcio.

Ciò di cui raramente si parla è che certi traguardi sono stati raggiunti anche sfruttando cinicamente la manodopera straniera, che secondo Human Rights Watch rappresentava il 91% della popolazione del Qatar nel 2025, e viene spesso sfruttata con un sistema chiamato “kafala”, comune in alcuni Paesi arabi e che di fatto equivale ad una forma di schiavitù.

Già nel 2021, il Guardian ha rivelato che almeno 6.500 lavoratori migranti erano morti per costruire gli stadi dove un anno dopo si sono tenuti i Mondiali di calcio.

Tra i pochi che hanno provato a denunciare questi fatti vi è l’esperto di comunicazione giordano Abdullah Ibhais, già media manager del Supreme Committee for Delivery and Legacy, istituito dal governo di Doha per coordinare i preparativi della Coppa del Mondo del 2022.

Dopo aver indagato sul luogo di uno sciopero di lavoratori migranti, Ibhais si è opposto all’insabbiamento della situazione, cercando invece di chiedere al comitato che venissero garantite a costoro migliori condizioni di vita.

Per questa sua presa di posizione, ha pagato un prezzo elevato: è stato arrestato e incarcerato a Doha per più di tre anni, per poi venire rilasciato nel marzo 2025.

Tuttavia, come ha riportato ad agosto il giornale britannico The Independent, poco dopo essere rientrato in Giordania è stato arrestato in una moschea di Amman dall’intelligence giordana.

Due settimane dopo era prevista una sua testimonianza presso un tribunale americano in merito allo sfruttamento dei lavoratori e al traffico di esseri umani che si cela dietro la Coppa del Mondo del 2022.

Le autorità giordane lo avrebbero presumibilmente arrestato su richiesta del Qatar. In precedenza, già a maggio gli avevano confiscato il passaporto per cercare di impedirgli di andare in Norvegia per riportare la sua testimonianza all’Oslo Freedom Forum, una serie di conferenze sui diritti umani.

Paradossalmente, se da un lato il Qatar pratica tuttora una forma velata di schiavismo in casa propria, dall’altro lato all’estero si dipinge come un amico di coloro che sono stati schiavi in tempi remoti: all’inizio di giugno, la Qatar Foundation ha annunciato di aver avviato delle nuove partnership con le HBCU (Historically Black Colleges and Universities), una rete di atenei americani che prima del riconoscimento dei diritti civili negli anni ’60 erano quelli che potevano frequentare gli studenti afroamericani.

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