Economia, energia e globalizzazione
Tutte le verità della COP30 brasiliana
Si parla tanto in questi giorni della COP30. Ma cosa sono le COP, e cosa significa “30”?Le COP (Conferenze delle Parti) sono incontri annuali sul clima organizzati dalle Nazioni Unite dal 1995. Alcune hanno segnato svolte storiche, altre — la maggior parte — si sono concluse


Si parla tanto in questi giorni della COP30. Ma cosa sono le COP, e cosa significa “30”?
Le COP (Conferenze delle Parti) sono incontri annuali sul clima organizzati dalle Nazioni Unite dal 1995. Alcune hanno segnato svolte storiche, altre — la maggior parte — si sono concluse con compromessi deboli. La prima si tenne a Berlino nel 1995.
Ogni COP è stata accompagnata da grandi attese, proclami, annunci catastrofici o trionfali. Non è mia intenzione fare l’elenco di tutte e trenta; mi limiterò a riportare le edizioni principali per impegni presi e la relativa valutazione sull’effettivo rispetto di questi impegni. Anticipo che, tra il dire e il fare, ci sono stati oceani di mezzo:
| COP | Risultato chiave | Target fissato | Raggiunto? |
| COP3 | Protocollo di Kyoto | -5% emissioni entro 2012 | Parzialmente |
| COP15 | Copenaghen Accord | <2°C | No |
| COP16 | Green Climate Fund | 100 mld $/anno entro 2020 | Parzialmente |
| COP21 | Accordo di Parigi | <1.5–2°C, zero emissioni nette | No |
| COP26 | Global Methane Pledge | -30% metano entro 2030 | In corso |
| COP27 | Loss and Damage Fund | Finanziamenti equi | Parzialmente |
| COP28 | Phase-out fossili | Transizione energetica | No |
| COP29 | NCQG + Roadmap | 300–1300 mld $/anno entro 2035 | No |
A livello mediatico sono “passati alla storia” alcuni appuntamenti, spesso citati come pietre miliari nella lotta al cambiamento climatico.
La COP3 si svolge a Kyoto nel 1997: da lì nasce il Protocollo di Kyoto, primo trattato vincolante per la riduzione delle emissioni nei Paesi industrializzati. Fissava un target di riduzione del 5% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2012. Obiettivo non raggiunto, se non parzialmente: pochi Paesi lo hanno rispettato, mentre altri — come gli Stati Uniti — si sono ritirati, non ratificandolo.
Alla COP15 di Copenaghen (2009) fu fissato il celebre target di contenere il riscaldamento globale entro i 2 °C. Ma nessun accordo vincolante fu raggiunto e, oggi, quell’obiettivo appare ancora più lontano.
La COP21 di Parigi (2015) portò invece alla firma dell’Accordo di Parigi, sottoscritto da 196 Paesi. L’obiettivo era contenere il riscaldamento entro 1,5–2 °C e raggiungere emissioni nette pari a zero nella seconda metà del secolo. Ma le emissioni globali continuano a salire: politicamente fu il primo accordo universale, ma di fatto è rimasto ampiamente sulla carta.
Ogni COP ha poi portato con sé la promessa di supporti finanziari “fantasmagorici” da parte dei Paesi industrializzati verso quelli più colpiti dal climate change — spesso poveri e troppo piccoli per contare davvero. A grandi annunci e parole, sono sempre seguiti pochi fatti.
E arriviamo a oggi. La COP30 si svolge a Belém, in Brasile, e parte — tanto per cambiare — tra grandi aspettative e profonde contraddizioni: assenze pesanti, lobby influenti e posizioni divergenti mettono alla prova la diplomazia climatica globale. Il presidente brasiliano Lula da Silva l’ha definita “la COP della verità”, ma, se posso azzardare, non credo che ne usciranno accordi né epocali né di grande efficacia.
Non saranno presenti i big della politica mondiale — mancheranno Trump, Xi, Modi e molti altri — cioè le nazioni che rappresentano una quota più che significativa delle emissioni globali.
Nonostante la scelta simbolica dell’Amazzonia, la presenza di lobbisti dell’oil & gas e dell’agrifood resta elevata. Interessi che puntano a una transizione ecologica più “pragmatica”, o — a detta degli ambientalisti — a una regressione fossile. Peccato che la posizione sia stata, se non pienamente sposata, quantomeno accarezzata da un ex paladino della lotta al cambiamento climatico come Bill Gates, come già scritto.
Infine, l’Amazzonia, simbolo planetario, si rivela anche logisticamente complessa e costosa: Belém ha scoraggiato la partecipazione di molte delegazioni della società civile e dei Paesi meno ricchi. La transizione, insomma, costa anche solo per parlarne.
E dulcis in fundo: il governo brasiliano — quello di Lula e della “verità” — ha recentemente autorizzato l’esplorazione petrolifera offshore nella foce del Rio delle Amazzoni, un’area ecologicamente sensibile che ospita una delle più grandi riserve di mangrovie al mondo. Nel 2023, l’Istituto brasiliano dell’ambiente aveva negato l’autorizzazione per mancanza di garanzie ambientali.
Lula criticò pubblicamente quella decisione e spinse per l’approvazione, dichiarando che i proventi del petrolio saranno utilizzati per finanziare la transizione energetica del Brasile. Gli ambientalisti non l’hanno presa bene, diciamo.
Ah, autorizzazione concessa il 20 ottobre 2025. La verità, forse, l’ha effettivamente detta Lula.
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