Libri & Letteratura
Tutti i colori del buio: un’infanzia senza via d’uscita
Celebrato come il romanzo dell’estate, “Tutti i colori del buio” di Chris Whitaker intreccia amicizia, trauma e una ricerca che attraversa decenni. Ma alla forza dei protagonisti e a un finale coinvolgente si contrappongono lunghe stasi narrative e descrizioni insistite. Una lettura imponente e discontinua, che

Con i miei tempi, solitamente lenti e ritardatari, sono arrivata anch’io a leggere il romanzo culto degli ultimi tre mesi: “Tutti i colori del buio” dell’autore britannico Chris Whitaker, edito in Italia da Einaudi, grazie alla traduzione di Alfredo Colitto.
Celebrato dalla critica, atteso dai lettori, è stato accolto come il libro dell’estate, una grande epopea generazionale che si sviluppa in un arco temporale che copre quattro decenni. Un’indimenticabile storia d’amicizia, un romanzo dalla tensione altissima, che tiene incollato il lettore per tutte le 740 pagine, paragonato a “Una vita come tante”, di Hanya Yanagihara.
Ebbene, il mio giudizio è abbastanza distante da questo entusiasmo generalizzato, e ora vi dico perché.
“Tutti i colori del buio” racconta la storia di Joseph, detto Patch, e Saint. I due protagonisti, che conosciamo da adolescenti, sono due ragazzini ai margini. Patch è cresciuto da una madre giovane e single, inadatta a svolgere il ruolo genitoriale, in una situazione economica precaria. Saint, che ha perso entrambi i genitori, vive con la nonna Norma, una donna dagli alti principi morali e religiosi, che cerca di trasmettere alla nipote.
La loro storia inizia nel 1975. Patch e Saint vivono a Monta Clare, in una piccola cittadina del Missouri, circondata da prati e boschi, dove i due amici trascorrono le giornate da soli, a rincorrere strani animali e a completarsi a vicenda.
Tutto precipita quando Patch, nel tentativo di salvare una sua compagna di classe da un aggressore sessuale, viene rapito. Sarà imprigionato per un anno intero in uno scantinato buio. Durante tutta la sua prigionia, Saint non perderà mai la speranza, sarà la vera anima delle ricerche e cercherà di fare di tutto per riportarlo a casa.
Dopo un anno, quando ormai la comunità dava Patch per morto, Saint riesce a trovarlo, a liberarlo e a riconsegnarlo alla vita. Una vita però che non sarà più normale, perché durante i giorni di prigionia Patch è riuscito a sopravvivere grazie alla presenza di una ragazza, Grace, che periodicamente gli faceva visita e parlava con lui.
Patch non ha mai visto Grace in volto, entrambi erano costantemente avvolti nel buio, però si sono toccati, descritti a vicenda, dipinti con l’immaginazione.
Ora che è libero, Patch è ossessionato da Grace. Deve trovarla, deve salvarla. I mesi si trasformano in anni, gli anni in decenni, durante i quali Patch porterà avanti questa ricerca ossessiva di Grace. Nell’ombra troviamo Saint, che cercherà di proteggerlo sempre sia dagli altri che da se stesso.
Chris Whitaker ha scritto sicuramente un’opera complessa e imponente, purtroppo però ho trovato la lettura di “Tutti i colori del buio” discontinua. A momenti di tensione e rapida accelerazione della narrazione seguono lunghe stasi, in cui succede poco o nulla e ci si perde nei meandri delle varie storie secondarie.
C’è una descrizione quasi ossessiva dei luoghi, delle città, delle strade, dei parchi, che corrispondono alle varie fasi della ricerca che Patch conduce per ritrovare Grace, ma che sono veramente ardui da seguire per chi non conosce a menadito la geografia statunitense.
Sicuramente le ultime centocinquanta pagine sono totalizzanti, immersive, da leggere tutte d’un fiato. Però, secondo me, non bastano a giustificare la lettura delle altre 590.
L’autore tratta temi importantissimi: il diritto alla vita, la pena capitale, l’aborto, la povertà. Questi sicuramente sono guizzi interessanti, ma ci sono delle parti che avrei alleggerito.
E voi lo avete letto? Cosa ne pensate?
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