Italia: politica, istituzioni e società

Un paese dove finisci additato al pubblico ludibrio se non sei abbastanza pro-Putin e pro-Hamas

Cronache di una domenica sera di inizio primavera dal pianeta Italia. Nella maggioranza di governo di un paese fondatore dell'Ue, un partito accusa il ministro degli Esteri di non essere sufficientemente trumputiniano, cioè non abbastanza prono ai diktat di chi l'Europa l'ha inclusa nel menu delle

Incontro tra esponenti russi e leader di Hamas: simbolo dei legami geopolitici controversi al centro del dibattito politico italiano
Giulio MassaGiulio Massa24/03/2025Aggiornato 08/09/20262 min lettura323 parole

Cronache di una domenica sera di inizio primavera dal pianeta Italia. Nella maggioranza di governo di un paese fondatore dell’Ue, un partito accusa il ministro degli Esteri di non essere sufficientemente trumputiniano, cioè non abbastanza prono ai diktat di chi l’Europa l’ha inclusa nel menu delle trattative sull’Ucraina.

Dall’opposizione si tuona che il governo non esiste più perché ha due diverse linee di politica estera. Loro invece esistono solo se di linee diverse ne hanno minimo tre. Senza quel minimo sindacale non si siedono neppure al tavolo delle alleanze, al tavolo del mitico campo largo che sembra restringersi ad ogni bagno di realtà.

La polemica all’interno del governo, peraltro, ha costretto il principale partito di opposizione a distrarsi dal processo di giubilazione e crocifissione di una propria dirigente locale, rea di non essere sufficientemente pro-terroristi palestinesi, di arrivare a dire che la responsabilità delle vittime infantili di Gaza è quella odiosa variante del terrorismo, praticato da Hamas, consistente nell’usare persino i bambini come scudo umano.

L’Italia è questa: un paese dove finisci additato al pubblico ludibrio se non sei abbastanza pro-Putin, pro-Trump, pro-Hamas. Forse se politici, media e opinione pubblica seguissero in massa l’esortazione che Arbasino sessant’anni fa rivolgeva ai soli intellettuali italiani, se facessero una collettiva gita a Chiasso si accorgerebbero di vivere, come alienati, in un mondo alla rovescia, capirebbero che là fuori il mondo è cambiato e tutti gli altri si affannano a prendergli le misure.

O forse no, forse non servirebbe nulla. Forse l’unico mondo alla rovescia sul quale sono disposti a fingere di azzannarsi, tra un tacco della Santanchè ed un imperdibile dibattito sull’attualità del manifesto di Ventotene, è quello del generale Vannacci. Ce lo meritiamo l’asteroide.


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