Medio Oriente

Un po’ di chiarezza sulla cornice giuridica dell’attacco israeliano all’Iran

Ospitiamo con grande piacere un articolo di Luca Lovisolo, ricercatore indipendente di diritto e relazioni internazionali e traduttore. Ha scritto il volume Gli imperi non vogliono morire. Sullo scontro fra Israele e Iran vanno consolidandosi narrazioni che tendono a confondere la percezione dei fatti. Le risposte

Luca Lovisolo19/06/2025Aggiornato 08/09/20264 min lettura787 parole
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Ospitiamo con grande piacere un articolo di Luca Lovisolo, ricercatore indipendente di diritto e relazioni internazionali e traduttore. Ha scritto il volume Gli imperi non vogliono morire.


Sullo scontro fra Israele e Iran vanno consolidandosi narrazioni che tendono a confondere la percezione dei fatti. Le risposte ad alcuni quesiti ricorrenti, senza pretesa di completezza.

Israele ha violato il diritto internazionale con una difesa preventiva contro l’Iran? Tre fatti contraddicono questa affermazione: 1) L’Iran determina e supporta l’azione di gruppi paramilitari (Hamas, Hezbollah, Houti) che aggrediscono già materialmente Israele ed è perciò correo morale e materiale di tali aggressioni; 2) Israele attacca obiettivi militari o civili a uso militare: tali attacchi possono produrre vittime civili collaterali, spiacevoli ma ammesse; sarebbe invece censurabile l’attacco deliberato contro obiettivi civili senza finalità belliche; 3) Israele si tutela rispetto a una minaccia esistenziale, l’arma nucleare iraniana: in questo caso, la difesa preventiva è ammessa secondo la cosiddetta «formula Caroline» (1837). D’altra parte, la mancanza di questa eccezione al principio di materialità dell’offesa contraddirebbe la ratio stessa dell’istituto dell’autodifesa: in presenza di una minaccia esistenziale, si permetterebbe al minacciato di difendersi solo dopo essere stato annientato dall’aggressore.

Come per l’Iraq nel 2003, anche per l’Iran le prove potrebbero essere false? I due scenari non sono comparabili. Nel 2003 l’Iraq fu attaccato argomentando che possedesse armi di distruzione di massa, tesi poi dimostratasi falsa. Le prove apparvero subito deboli e gli USA faticarono molto a convincere i loro alleati e le Nazioni unite della solidità delle loro accuse. Inoltre, il grado di minaccia globale dell’Iraq non era paragonabile a quello dell’Iran oggi, benché il regime iracheno fosse abominevole. Le prove dello sviluppo nucleare militare in Iran, al contrario, sono fornite dalle stesse Nazioni unite, attraverso l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, e poggiano su uno storico pluridecennale. Vi sono poi le osservazioni dei servizi segreti e di Stati della regione non amichevoli verso Israele, che tuttavia stanno cooperando con discrezione alle azioni dello Stato ebraico contro il programma nucleare iraniano, che è minaccia comune. Non è realistico che l’Iran possa realizzare subito una bomba atomica, come sostiene Benjamin Netanyahu, ma è accertato che è in grado di arricchire uranio a tale scopo in ormai pochissimo tempo e deve essere fermato tempestivamente, non solo nell’interesse di Israele.

L’Iran rispettava l’accordo del 2015 sul controllo del nucleare? La questione è mal posta. Rispettato o no, l’accordo non produceva la rinuncia definitiva dell’Iran all’armamento nucleare. I controlli non garantivano che lo sviluppo non potesse continuare in segreto e, rimuovendo le sanzioni, forniva all’Iran nuovi mezzi per proseguirlo. L’accordo, in astratto, era un apprezzabile atto politico di apertura verso la dirigenza iraniana, ma, comunque lo si giudichi, soffriva di una contraddizione strutturale: si fondava sulla convinzione che un approccio negoziale razionale, fondato sull’equilibrio di interessi, funzioni anche con regimi che non agiscono secondo la razionalità tipica del diritto positivo occidentale, ma sono guidati da dogmi religiosi o ideologici. Gli accordi con tali regimi non sono impossibili, ma devono essere garantiti da un’adeguata e vigile forza di dissuasione.

L’Iran non può volere l’arma nucleare? Nessuno Stato può decidere d’arbitrio di dotarsi di un’arma nucleare. Esistono accordi internazionali contro il proliferare di tali ordigni fatali. Ogni nuovo armamento o estensione degli arsenali esistenti che esca da tale quadro o è illecito o presuppone la denuncia o modifica dei trattati, con le conseguenze del caso. Pertanto, il possesso dell’arma nucleare non è un diritto nascente da un principio generale di equità («se ce l’ha Tizio ha diritto di averla anche Caio»): è regolato da norme che tutelano la sicurezza collettiva. Ciò vale vieppiù per Stati privi di meccanismi democratici di controllo. Vero che vi sono già Paesi poco affidabili dotati di arma nucleare, ma questo non è un buon motivo per accettare che se ne aggiunga un altro. L’Iran, infine, presenta un quadro più complesso e minaccioso, anche per le sue relazioni con gruppi terroristici e paramilitari.

E’ sempre bene ricordare che l’Iran costituisce già oggi una minaccia oltre la sua regione. Missili iraniani sono in grado di raggiungere il Sud Europa. Vi sono parti del dibattito pubblico europeo che perseverano nel dare delle vicende mediorientali letture irreali, persino protettive degli attori più violenti e minacciosi per tutti. I pericoli per l’Europa provenienti da quello scenario sono concreti, nonostante la scarsa percezione da parte delle opinioni pubbliche continentali.


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