Medio Oriente
Video e necrologi di Hamas documentano l’impiego di combattenti sedicenni a Gaza
Filmati e necrologi diffusi nell’ecosistema mediatico delle Brigate al-Qassam documentano l’arruolamento di minorenni durante la guerra di Gaza. Il caso più netto è quello di Suhaib Labad, ripreso a 16 anni mentre attacca un blindato israeliano. Un secondo sedicenne, Hazem Al-Arini, è stato celebrato come membro

Video e necrologi riconducibili alle Brigate Izz al-Din al-Qassam, l’ala militare di Hamas, documentano l’impiego di combattenti sedicenni durante la guerra iniziata il 7 ottobre 2023.
Non esistono invece elementi che dimostrino la partecipazione di questi ragazzi agli attacchi compiuti in Israele il 7 ottobre. La distinzione è necessaria: le prove riguardano il loro coinvolgimento nella successiva guerra di Gaza.
Secondo un’analisi di HonestReporting, sul canale Telegram Aqmar al-Tufan, dedicato alla memoria dei combattenti di al-Qassam, sono stati pubblicati un manifesto funebre e un video relativi a Hazem Shadi Al-Arini.
Il filmato mostra Al-Arini armato mentre svolge esercitazioni di tiro e di combattimento ravvicinato. Il ragazzo viene presentato come membro delle Brigate al-Qassam e combattente del Battaglione Martire Fawzi Abu al-Qara’ della Brigata Nord.
La data di nascita indicata nel video è il 2007. Due banche dati palestinesi riportano che Al-Arini aveva 16 anni quando fu ucciso, il 19 novembre 2023.
Una di queste, il Gaza International Gateway, afferma che morì nel bombardamento della casa della famiglia nel campo di Jabalia. Il necrologio di al-Qassam ne documenta quindi l’affiliazione militare, ma non dimostra che sia stato ucciso mentre combatteva.
Ancora più chiaro è il caso di Suhaib Labad. Gabriel Epstein, analista dell’Israel Policy Forum, lo aveva identificato in un filmato pubblicato il 12 agosto 2026 e dedicato a un altro combattente di Hamas, Anas Kamel Munir al-Darimi.
Nel video Labad viene indicato come «martire di al-Qassam» e appare armato di lanciarazzi. Il confronto con i dati del ministero della Salute di Gaza ha permesso di identificarlo come Suhaib Khalifa Harb Abu Labad, morto a 16 anni.
La vicenda è stata raccontata anche dall’edizione araba di Al Jazeera, che lo definisce esplicitamente un combattente palestinese di 16 anni.
Le immagini lo mostrano mentre partecipa a un’imboscata, si avvicina a un mezzo corazzato israeliano e spara un razzo anticarro Yassin 105. Secondo la ricostruzione della testata, Labad entrò nelle Brigate al-Qassam durante la guerra, dopo aver perso la madre e diversi fratelli in un bombardamento israeliano del 19 novembre 2023.
L’articolo di Al Jazeera presenta la sua storia attraverso le celebrazioni diffuse sui social network, senza sollevare il problema dell’arruolamento e dell’impiego in combattimento di un minorenne.
Secondo HonestReporting, il giornalista palestinese Mohammed Elsakany ha definito Labad su Facebook un «grande uomo d’azione per l’intera nazione». Il fotografo yemenita Ubad Ahmad Al-Fallahi lo ha descritto come un uomo di parola capace di agire contro l’ingiustizia.
Mohammed Haniya, giornalista dell’agenzia palestinese Shehab, ha invece scritto su X che il ragazzo si stava vendicando e che le «migliaia e migliaia» di persone in cerca di vendetta come lui non erano terroristi, ma il risultato delle azioni di Israele.
Sempre secondo HonestReporting, la Jihad islamica palestinese e il Fronte democratico per la liberazione della Palestina avevano già riconosciuto come propri combattenti altri minorenni impiegati durante la guerra.
La testata afferma di aver identificato complessivamente almeno 22 bambini soldato, in larga maggioranza affiliati alla Jihad islamica palestinese. Si tratta di un conteggio realizzato da HonestReporting e non ancora verificato in modo indipendente.
I singoli casi di Suhaib Labad e Hazem Al-Arini, tuttavia, poggiano su materiali diffusi dalle stesse organizzazioni palestinesi e su fonti arabe e palestinesi che ne confermano l’età. Il primo documenta inequivocabilmente la partecipazione di un sedicenne ai combattimenti; il secondo attesta l’affiliazione di un altro sedicenne alle Brigate al-Qassam.
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