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Margo e OnlyFans: il paradosso della libertà a pagamento

Attraverso Margo, giovane madre che trova in OnlyFans una via d’uscita economica, il romanzo di Rufi Thorpe riflette sul nuovo mecenatismo digitale. Il sostegno non arriva più da un solo committente, ma da migliaia di utenti le cui preferenze orientano identità e libertà della creator. La

Margo e OnlyFans: il paradosso della libertà a pagamento
Marina PuvianiMarina Puviani10/09/2026Aggiornato 17/10/20263 min lettura657 parole

Chi l’avrebbe mai detto che un romanzo incentrato su una giovane madre single potesse aprire una riflessione sul nuovo volto del mecenatismo in piena era digitale? A suon di umorismo nero e promozione involontaria della controversa piattaforma OnlyFans, Rufi Thorpe rende la sua protagonista un esilarante concentrato di spontaneità e rifiuto delle norme sociali.

Margo ha problemi di soldi nasce dalla penna di Thorpe e racconta la storia di una ventenne californiana rimasta incinta del suo professore universitario. Ma non soltanto è incinta: è anche sull’orlo del lastrico.

Sul piccolo schermo è interpretata dalla celebre Elle Fanning nell’omonima serie TV del 2026 targata Apple TV.

Margo entra in contatto con l’universo della pornografia digitale, o meglio dell’intrattenimento per adulti, per puro caso, navigando sul suo computer in un momento di disperata quotidianità. Quando scopre che OnlyFans non è puramente incentrato sulla pubblicazione di contenuti hard, ma coniuga l’iniziativa creativa delle sue creator con le fantasie dell’uomo medio, Margo inizia a intravedere una via d’uscita dalla sua nuova vita.

Se nel I secolo a.C. era Gaio Cilnio Mecenate, consigliere del primo imperatore Augusto, a sostenere l’attività culturale delle figure di riferimento della sua epoca, come Virgilio e Orazio, nell’era dello scorrimento automatico e dei video sotto i dieci secondi i personaggi che accendono il dibattito sono figure come Margo, che incarnano i valori del mondo odierno.

Non necessariamente frivole o superficiali – Margo è un’aspirante scrittrice ed ex studentessa universitaria – ma accessibili e facilmente identificabili, alle prese con problemi che il pubblico «mecenate» affronta in forme diverse. Non un rapporto semplicemente economico, bensì di scambio.

Nel mecenatismo rinascimentale, per esempio, un patrono poteva scegliere un artista perché il suo linguaggio era adatto a rappresentare l’immagine che il patrono aveva o voleva costruire di se stesso. L’opera diventava quindi una sorta di punto d’incontro tra l’identità dell’artista e quella del committente.

Ma qual è, dunque, il punto d’incontro fra Margo e gli iscritti al suo canale OnlyFans?

Grazie al suo alter ego Hungry Ghost, figura che nella tradizione buddhista indica una creatura dominata da una fame che non riesce mai a saziare, Margo elimina la distanza tra i desideri inconsci del suo pubblico e il falso interesse della società nel promuoverli.

Perché quando Margo è Hungry Ghost, relegata nella sua camera a scattare foto provocanti ricoperta di trucco, l’esposizione al giudizio è potere. Quando Hungry Ghost cala la maschera e ricomincia a essere Margo, quel dualismo cessa di esistere.

Solo la finzione ha diritto a esplorare la necessità di volere di più, di essere protagonista della propria vita, di ostentare il controllo. Se la recita prosegue a luci spente, è solo un infelice tentativo di non accettare chi siamo realmente.

E Margo questo lo sa: Hungry Ghost non diventa soltanto un espediente economico per sopravvivere, bensì un modo per ricordarsi che ha il diritto di ambire a un ruolo non predeterminato dai suoi errori passati.

I follower di Margo assistono a una performance perfettamente curata: non a caso il padre di Margo, Jinx, è un wrestler specializzato nella vendita di una persona narrativa.

E questo è reso possibile anche da una forma di democratizzazione del mecenatismo digitale, in cui il potere è suddiviso con irregolarità: il singolo utente esercita un’influenza quasi impercettibile, ma la somma di migliaia di preferenze individuali finisce per orientare ciò che Margo può permettersi di essere. La frammentazione del potere, quindi, non costituisce un parametro inequivocabile per determinare un’effettiva espressione della libertà.

L’emancipazione di Margo è orchestrata da una massa apparentemente inconsistente di desideri, in cui il vero concetto di libertà è assaporato da chi, paradossalmente, non crea ma può distruggere. Se il vecchio artista doveva conquistare il favore di un solo mecenate, quanto è davvero più libera Margo, costretta a conquistare quello di centinaia, se non migliaia?

A pagare Margo non è semplicemente il suo pubblico, ma la sua stessa decisione di mettere un prezzo alla propria identità.

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