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Abbigliamento maschile: obblighi, divieti e piccole verità
Su richiesta di alcuni amici lettori torno ad occuparmi di abbigliamento maschile, esprimendo convinzioni recise e assertive che mai oserei rivolgere al mondo femminile, che osservo con attenzione ma sul quale non mi sentirei di formulare giudizi o dispensare consigli. Ovviamente ho profondo rispetto per il


Su richiesta di alcuni amici lettori torno ad occuparmi di abbigliamento maschile, esprimendo convinzioni recise e assertive che mai oserei rivolgere al mondo femminile, che osservo con attenzione ma sul quale non mi sentirei di formulare giudizi o dispensare consigli.
Ovviamente ho profondo rispetto per il principio secondo cui ognuno è libero di scegliere per sé lo stile che più si attaglia al proprio modo di essere — salvo che non debba vestire una divisa (intendo militari, forze dell’ordine ecc.), non certo quel grottesco diktat che Silvio Berlusconi imponeva ai suoi collaboratori nella scelta di abiti e accessori, né tantomeno il divieto di barbe, baffi e capelli lunghi.
Ciò che mi accingo a enunciare non è quel tipo di imposizione, ma solo un modo — tra il serio e il faceto — di consigliare di evitare certe modalità in grado di frustrare qualunque tentativo di essere, se non eleganti, almeno presentabili. Il tutto secondo il mio gusto personale, sempre e comunque discutibile (contraddittorio aperto).
Ed ecco un elenco dal basso all’alto di obblighi e divieti, comprendente ovvietà e scelte più sofisticate.
Scarpe e accessori
• Scarpe impolverate o sformate: ci sono il lucido per il cuoio, la spazzola di ferro per il camoscio e le forme — di plastica o meglio ancora di legno — più belle ed efficienti, anche se più costose.
• Scarpe nere: mai con un blazer blu, che è giacca sportiva per eccellenza, abbinabile con qualunque tipo di pantaloni, purché chiari… anche jeans.
• Mocassini sotto abiti formali: mai. Unica eccezione, un abito estivo in gabardine di cotone o lino, in colori chiari dal bianco ghiaccio al beige biscotto.
• Cinta nera con scarpe marroni (o viceversa): obbrobrio. L’ho visto fare a persone che giudicavo chic, e le ho dovute depennare.
• Con scarpe scamosciate, obbligo di cintura scamosciata in tinta. Non pensate: “Esagerato!”.
• Mai calzini corti. Molte gambe accavallate che li mostravano hanno stroncato carriere ben avviate. I fantasmini che sporgono dalle sneaker mi provocano conati.
• Le calze bianche solo per ufficiali di Marina in bermuda.
• Sandali e infradito sopportati solo al mare; so di essere radicale in proposito, ma c’è chi ci viene a teatro.
• Sneaker sotto abiti formali: accettavo a malapena quelle bianche di Armani, perché lui poteva. Ma voi non siete lui.
Pantaloni e proporzioni
• Pantaloni a fisarmonica: meglio a zompafosso. Oggi consigliabile una larghezza di 23 cm con risvolto.
• I pantaloni “pinocchietti”: meglio scioglierli nell’acido, anche se regalati.
• La camicia fuori dai pantaloni, che sporge da pullover, felpe o — ahimè — da giacche, ha limiti di età e di peso: 25 anni e 70 kg.
• Anche per i bermuda vale lo stesso criterio: 65 anni e 80 kg, per essere comprensivi. Le zampette spelacchiate senza più muscoli sono la discriminante.
• Attenzione ai piumini con impunture orizzontali per i sovrappeso: Bibendum, l’omino Michelin, sorride dietro l’angolo.
Giacche e completi
• Niente giacche “raso culo” o con spacco centrale, ormai in disuso — soprattutto se abbinate a pantaloni a tubino.
• Per gli amanti del doppiopetto: chi non è alto e magro dovrebbe, suo malgrado, rinunciarvi. Cosa che non fa colpevolmente Carlo De Benedetti col suo fisico pingue.
• Proibito vestirsi interamente di marrone (consiglio di lord Brummell). Peggio se con scarpe nere: mi viene un brivido solo a scriverlo.
• Evitare i vestiti azzurrini tipo Giuseppe Conte: ricordano le vecchie divise degli autisti dei bus romani o quelle estive dei ghisa milanesi.
• Anche i completini grigi tipo Di Maio o neri tipo Renzi sono anonimi e tristi: sembrano manichini di empori di periferia.
Camicie e cravatte
• Camicie con collo alla coreana (ma perché le indossa Gramellini? Già ha problemi di suo).
• Il collo della camicia non deve sparire nella giacca, ma sporgere di almeno 2,5 cm. Guardare qualche film con David Niven, James Stewart o Cary Grant per capire.
• Cravatta larghezza tovagliolo a raso pancia, con parte inferiore infilata nei pantaloni: mi disturbava anche Gianni Agnelli quando lo faceva. Peggio la cravatta allentata che non stringe un collo slacciato, e peggio ancora quella lenta con collo chiuso tipo presidente Mattarella.
• Pochette della stessa fantasia della cravatta: errore. Imparare da re Carlo — la pochette è un guizzo di colore, ma scoordinato.
Accessori e dettagli finali
• Maniche del pullover che sporgono da quelle della giacca: permesse solo innaffiando i fiori in una serra nella campagna inglese.
• Borselli di qualunque specie: c’è ancora qualcuno che crede di essere negli anni Settanta! Che peraltro furono la prova generale della fine del mondo.
• Da evitare anche la calottina di maglia sotto il cappotto: se necessario, meglio un Borsalino.
• Lasciate che il cappello da ammiraglio indossato al contrario resti appannaggio di qualche rapper — e purtroppo di Trump, anche se lo porta dal verso giusto.
• Mai più di due colori addosso, in nuance o in contrasto, ma sempre complementari (blu/verde, beige/salmone, grigio/bordeaux).
• Mai osare mix and match di quadretti, righe e pois: se non si è capaci, meglio rinunciare. Oppure chiedere a me…
Per oggi non mi viene in mente altro, ma credo di aver dato da riflettere a più di uno.
Comunque… un po’ per celia, un po’ per non morir.
Buona domenica a tutti voi
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