Italia: politica, istituzioni e società

Forse sarebbe l’ora di far un bel tagliando al referendum

Votare o non votare, diritto o dovere, appelli e nascondimenti vari tra retoriche diffuse e plastiche manifestazioni d'indignazione selettiva. Si è rincorso il potenziale cittadino votante, lungo spiagge dorate e acque cristalline, tentando invano di convincerlo, mediante analisi serissime e argomentazioni incontestabili, a detta di alcuni

Luca Bugada10/06/2025Aggiornato 08/09/20262 min lettura312 parole

Votare o non votare, diritto o dovere, appelli e nascondimenti vari tra retoriche diffuse e plastiche manifestazioni d’indignazione selettiva. Si è rincorso il potenziale cittadino votante, lungo spiagge dorate e acque cristalline, tentando invano di convincerlo, mediante analisi serissime e argomentazioni incontestabili, a detta di alcuni ovviamente, del doversi preferire la cabina elettorale a quella degli stabilimenti balneari.

Si è urlato e si arringato sul niente, eludendo questioni di metodo e di contenuto. La chiamata alla responsabilità collettiva è rimasta, di fatto, del tutto inascoltata. La mobilitazione non ha varcato la soglia fisica e mentale dei seggi elettorali.

Chi crede davvero nell’efficacia dell’istituto referendario? Perché, nel corso degli ultimi anni, il raggiungimento del quorum è spesso sembrato un miraggio, un’oasi distante e lontanissima?

Le carovane politiche si seguono e si susseguono, conoscendo perfettamente le criticità formali del referendum, ma nulla cambia e, soprattutto, nulla sembra voler cambiare. Il referendum è, o dovrebbe essere, l’espressione più bella del voto popolare.

Assistiamo da anni, forse proprio per questo, a occasioni e opportunità, reali o fittizie, sistematicamente lasciate in balia del proprio destino, condannate a non contare, a non lasciare il segno.

La politica avrebbe i mezzi per operare chirurgiche correzioni, sostenendo, non con proclami e annunci inconcludenti, ma introducendo modifiche funzionali, l’istituto del referendum.

Basterebbe aumentare il numero delle firme necessarie da raccogliere ed eliminare la tagliola del quorum, selezionando, infine, quesiti moderni, vicini alle esigenze reali dei cittadini.

Sarebbe saggio, infine, evitare la politicizzazione eccessiva dei quesiti, tentando, invece, di spiegarne la ratio profonda, offrendone un’interpretazione “larga”, aperta a sensibilità differenti, rivolgendosi così a un pubblico il più eterogeneo e diversificato possibile.


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