Italia: politica, istituzioni e società
Furedi, Saragat e il bilancino ideologico dell’esame di maturità
La traccia su Saragat avrebbe potuto essere un’occasione limpida per riportare al centro una grande figura dell’antifascismo liberale e socialista. Ma l’abbinamento con Furedi rivela il solito equilibrio maldestro: un colpo alla democrazia liberale e uno al suo contrario. Chiunque ricicli il modello dei Protocolli dei



La traccia su Saragat avrebbe potuto essere un’occasione limpida per riportare al centro una grande figura dell’antifascismo liberale e socialista. Ma l’abbinamento con Furedi rivela il solito equilibrio maldestro: un colpo alla democrazia liberale e uno al suo contrario.
Chiunque ricicli il modello dei Protocolli dei Savi di Sion per una forma di razzismo etnico-culturale, anche diversa da quella antisemita del falso originale, merita di essere trattato per quello che è: un volgare inquinatore di pozzi.
Ieri ho scoperto che Frank Furedi, di cui ignoravo tutto tranne il nome e l’allineamento orbaniano, è noto soprattutto per avere genialmente riadattato la teoria nazista della Grande Sostituzione (il cosiddetto “piano Kalergi”), cioè del genocidio culturale della popolazione europea attraverso il suo meticciamento etnico, con un’immigrazione di massa dall’Africa e dall’Asia.
L’unica vera differenza è che dietro questa cospirazione per Furedi non ci sarebbero gli ebrei, ma “le élite tecnocratiche e manageriali dell’UE” per cui “la migrazione di massa serve a minare la coscienza nazionale [degli Stati membri] e, di conseguenza, a favorire l’ambizione imperialista di trasformare le proprie istituzioni in uno Stato federale”.
Che il Ministero di Valditara abbia fatto di Furedi un autore da maturità, sia pure ricavando dalle sue opere una traccia più innocente sui confini e i rapporti tra le generazioni, ovviamente non è un pizzino o una tangente ideologica – come pare a noi malpensanti – ma una semplice coincidenza e di sicuro ci sarà un dirigente o funzionario di via Arenula che si intesterà il merito della scoperta di questo sociologo irregolare, passato dall’estrema sinistra all’estrema destra – nel nuovo mondo globale più una regola che un’eccezione – e del suo luminoso pensiero.
Ora, ovviamente, prepariamoci a parti invertite, in caso di vittoria del Campo Largo, a una traccia tratta dalle opere di Judith Butler: non proprio quella che qualificava entusiasticamente Hamas e Hezbollah come “movimenti sociali progressisti, che sono di sinistra e fanno parte di una sinistra globale”, ma un’altra, lievemente più inoffensiva e sufficientemente compatibile per accreditare questa filosofa ebrea e antisemita come modello pedagogico.
È però un peccato che Valditara abbia abbinato l’operazione Furedi all’operazione Saragat, che, se non fosse stata impacchettata con quell’altra in un’unica confezione, avrebbe meritato un ampio e incondizionato plauso per almeno due ragioni.
In primo luogo, perché disseppellisce e riporta alla luce una figura eroica dell’antifascismo italiano tumulata per tre quarti di secolo dalla sinistra antifascista ufficiale – cioè comunista, post e neocomunista – nella fossa della diffamazione, del discredito e infine dell’oblio per i “social-fascisti”.
In secondo luogo, perché la traccia della maturità, che riprende il discorso inaugurale della Costituente, rappresenta un’implicita smentita delle teorie sovraniste sulla coesione politica degli Stati, cioè in particolare sull’idea che ciascun Paese abbia un carattere peculiare, di cui sarebbe imperialistico pretendere il pervertimento sulla base di un astratto universalismo etico-giuridico, come ha sempre sostenuto anche Furedi nella sua difesa della democrazia illiberale orbaniana.
Quando Saragat esorta i costituenti a ricordare che la democrazia, di cui essi devono scrivere le regole, “non è soltanto un rapporto fra maggioranza e minoranza, non è soltanto un armonico equilibrio di poteri sotto il presidio di quello sovrano della Nazione, ma è soprattutto un problema di rapporti fra uomo e uomo”, afferma che se la democrazia è la forma della sovranità, la libertà e la dignità della persona umana, serbata dalle regole dello Stato di diritto, ne rappresentano il limite invalicabile.
Una difesa ante litteram della democrazia liberale contro tutte le forme, di destra e di sinistra, di collettivismo ideologico-culturale, di “democrazia assoluta” e di dispotismo elettorale.
Allora, perché si è scelto di usare per l’esame di maturità questo ridicolo bilancino ideologico tra Giuseppe Saragat e un campione dell’etnonazionalismo anti-europeo?
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