Italia: politica, istituzioni e società
Meloni prova ad archiviare Trump e intanto incassa il dividendo politico
Lo scontro con Trump non indebolisce Meloni, anzi la rafforza. La premier prova a ricucire con Washington, difende il rapporto strategico con gli Stati Uniti e intanto incassa un inatteso vantaggio nei sondaggi: l’attacco del presidente americano si trasforma in un assist politico. Dopo giorni di



Lo scontro con Trump non indebolisce Meloni, anzi la rafforza. La premier prova a ricucire con Washington, difende il rapporto strategico con gli Stati Uniti e intanto incassa un inatteso vantaggio nei sondaggi: l’attacco del presidente americano si trasforma in un assist politico.
Dopo giorni di polemiche e botta e risposta con Donald Trump, Giorgia Meloni prova a voltare pagina.
Secondo un retroscena pubblicato dal Corriere della Sera, la presidente del Consiglio avrebbe chiesto ai suoi ministri di abbassare i toni e di evitare iniziative personali: gli Stati Uniti, avrebbe ribadito, «restano un alleato strategico per l’Italia».
Il messaggio è chiaro: i rapporti tra Roma e Washington non possono essere messi in discussione da uno scontro tra leader, per quanto acceso.
Per questa ragione Palazzo Chigi avrebbe dato una precisa indicazione politica: nessun boicottaggio della festa dell’Indipendenza americana del 2 luglio a Villa Taverna e massima attenzione a preservare una partnership considerata fondamentale sul piano economico, diplomatico e della difesa.
Meloni, seppur preoccupata, è ben consapevole che nessun leader può governare da solo. Ricordate l’aforisma di Chanakya? «Un carro non può muoversi su una sola ruota».
Il punto è proprio questo: la premier non può permettersi di incrinare i rapporti con gli Stati Uniti, ma nemmeno quelli con i suoi due vicepremier, Antonio Tajani e Matteo Salvini, che rappresentano sensibilità diverse e un equilibrio politico da preservare.
Una scelta che fotografa una distinzione essenziale tra rapporti personali e rapporti istituzionali. La politica internazionale, soprattutto tra Paesi alleati, non può essere ostaggio delle simpatie o delle antipatie dei singoli leader.
In altre parole, la confidenza rischia di trasformarsi in mala creanza, tuttavia gli interessi strategici restano.
Paradossalmente, però, lo scontro con Trump sembra aver prodotto un effetto inatteso sul fronte interno.
Secondo un sondaggio dell’Istituto Demopolis riportato dal Fatto Quotidiano, la fiducia degli italiani in Meloni è salita dal 38% al 40% nell’ultimo mese, mentre il gradimento del presidente americano sarebbe precipitato all’11%, dopo aver sfiorato il 42% poco più di un anno fa.
Numeri che raccontano un cambiamento di percezione. Per una parte dell’opinione pubblica italiana, la premier avrebbe mostrato autonomia e capacità di difendere la posizione del Paese senza piegarsi all’ingombrante alleato americano.
Un’immagine che, almeno per il momento, sembra premiarla.
Anche il comportamento di Trump potrebbe aver contribuito a questo risultato. Lo stile del presidente statunitense è noto: linguaggio aggressivo, ricerca dello scontro e tendenza a mettere in difficoltà gli interlocutori, indipendentemente dal loro ruolo.
Quando questo registro viene utilizzato nei confronti di una leader donna, finisce inevitabilmente per essere letto anche attraverso una lente di genere, rafforzando la solidarietà verso chi ne diventa bersaglio.
C’è poi un altro elemento politico da non sottostimare: negli ultimi mesi Trump ha moltiplicato gli attriti con alleati storici e partner internazionali, rischiando di isolarsi proprio mentre avrebbe bisogno di consolidare il fronte occidentale.
In questo contesto, una vicinanza troppo ostentata con la Casa Bianca potrebbe trasformarsi più in un problema che in un vantaggio.
Meloni sembra averlo compreso (meglio tardi che mai) e punta a riportare il confronto su un terreno più istituzionale: le divergenze tra leader possono esistere, ma non devono compromettere la cooperazione tra Stati.
La partita, naturalmente, non è chiusa. Il prossimo incontro internazionale tra i due sarà il vero banco di prova per verificare se la normalizzazione auspicata da Palazzo Chigi riuscirà davvero a trasformare uno scontro personale in un semplice incidente diplomatico.
Nel frattempo, però, Meloni incassa un risultato politico tutt’altro che scontato: nel diverbio con Trump, almeno per ora, ad aver guadagnato consenso sembra essere stata più lei che il presidente americano.
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