Democrazie e sistemi politici

Il “nulla nulleggia” nella campagna referendaria sulla separazione delle carriere

La campagna sul referendum per la separazione delle carriere ha prodotto una notevole quantità di slogan vuoti, forzature polemiche e scorciatoie propagandistiche. Tra allarmi sulle mafie e paure di derive autoritarie, il dibattito pubblico ha spesso sostituito gli argomenti con formule suggestive ma inconsistenti. Il “nulla

Michele MagnoMichele Magno15/03/2026Aggiornato 08/09/20264 min lettura673 parole
Speciale referendum

La campagna sul referendum per la separazione delle carriere ha prodotto una notevole quantità di slogan vuoti, forzature polemiche e scorciatoie propagandistiche. Tra allarmi sulle mafie e paure di derive autoritarie, il dibattito pubblico ha spesso sostituito gli argomenti con formule suggestive ma inconsistenti.

Il “nulla nulleggia”: così ebbe l’ardire di scrivere Martin Heidegger, con “la sua mortale serietà e la sua totale mancanza di humour” nella descrizione che di lui ci ha lasciato la moglie del neo-kantiano Ernst Cassirer. Ed è questa la proposizione che Rudolf Carnap, campione dell’empirismo logico, prese di mira come una vera corbelleria. Tipica di quei musicisti senza talento, aggiungeva, che erano per le sue orecchie i filosofi.

Carnap si occupò dell’heideggeriano nulleggiare del nulla in un celebre saggio, intitolato “Il superamento della metafisica mediante l’analisi logica del linguaggio”. Faceva propria la tesi, condivisa negli ambienti neopositivistici viennesi d’inizio Novecento, e resa celebre da Ludwig Wittgenstein, che i famosi problemi fondamentali della filosofia non sono in realtà altro che ostinati crampi linguistici, bruschi inciampi di parole: se si mette pazientemente ordine nel linguaggio, quei problemi, ben lungi dall’essere risolti, semplicemente si dissolvono.

Ho pensato che il “nulla ha nulleggiato” spesso e volentieri anche nella campagna referendaria sulla riforma dell’ordinamento giudiziario. Gli esempi sono innumerevoli, come dimostrano le tante “voci dal sen fuggite” dal fronte del No e talvolta, purtroppo, dal fronte del Sì. Poiché però sono di parte, come forse è noto, ne cito due che non hanno avuto il giusto rilievo sulla stampa.


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“Votare Sì al referendum sulla separazione delle carriere finisce per aiutare le mafie” (Roberto Saviano, la Repubblica). Perché? Ma è chiaro, limpido, cristallino: perché “indebolisce l’autonomia del pm”. Perché indebolisce l’autonomia del pm? Ma è altrettanto evidente, lampante, indiscutibile: perché frammenta la magistratura e la sottopone al controllo del potere politico.

Sono minchiate sesquipedali, ma che importa? Importa imbonire l’opinione pubblica, l’intendenza (la sconfitta del governo Meloni) seguirà. Ora, non stupisce che il mafiologo dei mafiologi la butti nella “politique politicienne”. È il suo mestiere. Sorprende, invece, che anche Mario Monti abbia fatto lo stesso in un editoriale sul Corriere della Sera. Tanto più per la conoscenza che gli si deve attribuire di un problema come quello del rapporto fra politica e giustizia nel nostro Paese.

Un rapporto quanto meno controverso, più volte denunciato da un capo dello Stato insospettabile come Giorgio Napolitano, dal quale peraltro Monti ottenne un incarico del tutto eccezionale di presidente del Consiglio.

“Sul referendum”, ha scritto testualmente il senatore a vita, “io ad esempio sono indeciso, vedo luci e ombre. Ma se la nostra premier continua a mostrarsi la leader più devota a Trump, malgrado i suoi continui attacchi all’Europa e la sua opera di distruzione dello Stato di diritto in patria e nel mondo, mi verrebbe di pensare che abbia anche lei nell’intimo una vocazione autoritaria […]. Meglio allora, concluderei, non metterle in mano strumenti che potrebbero agevolare la messa in pratica dell’autoritarismo”.

Quindi, sembra di capire, la riforma costituzionale dell’ordinamento giudiziario nelle mani di Giorgia Meloni diventerebbe, come per un Goffredo Bettini qualsiasi, l’atout di una svolta autoritaria. L’Anm, Giuseppe Conte ed Elly Schlein ringraziano.

Spiace, senatore Monti. Da una persona seria come lei non me lo sarei aspettato.


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