Società, cultura, storia e idee
Perché la bellezza non è una merce in vendita
La bellezza è un atout fondamentale del sex appeal e del fascino per ambo i sessi, puntare sul fisico è un’opzione per chi ha i requisiti adatti e fare del moralismo in proposito non ha senso. Il glamour è un’attrattiva senza tempo che resiste ad ogni


La bellezza è un atout fondamentale del sex appeal e del fascino per ambo i sessi, puntare sul fisico è un’opzione per chi ha i requisiti adatti e fare del moralismo in proposito non ha senso. Il glamour è un’attrattiva senza tempo che resiste ad ogni tentativo di demonizzazione.
Un aspetto gradevole porta con sé l’innamoramento, ma definire i canoni che spingono due esseri l’uno nelle braccia dell’altro è non solo impossibile, ma fondamentalmente sbagliato, perché i fattori che regolano l’attrazione fisica, ma anche mentale, sono molteplici e imperscrutabili, il che è una fortuna che rende universale la possibilità di amare ed essere riamati.
Già il mito greco aveva codificato il concetto di bellezza come armonia e proporzione, ma non disgiunte da qualità come il bene e la virtù: Afrodite, la dea della bellezza, dell’amore e della sessualità, Apollo, figlio di Zeus e di Latona, il dio che trainava il carro del sole, Elena che gareggiava in bellezza con le dee, per cui si scatenò la guerra tra greci e troiani, il bellissimo e vanitoso Narciso incapace di amare, punito dalla dea Nemesi che lo condannò ad innamorarsi della propria immagine riflessa.
La storia dell’umanità è scandita dall’anelito alla bellezza e all’amore, fonti di gioie e tragedie, di cui scrittori, poeti, pittori e scultori hanno lasciato testimonianze struggenti:
Saffo: ”Mi pare simile a un dio l’uomo che ti siede accanto e ti ascolta così mentre parli con lieve sussurro e ridi amabile, questo mi stringe il cuore nel petto!”
Ovidio: ”Le tue azioni meritano l’odio, il tuo volto strappa l’amore…”
Dante: ”Tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia quand’ella altrui saluta, ch’ogne lingua devén, tremando, muta.”
Petrarca: ”Chiare fresche e dolci acque ove le belle membra pose colei che sola a me par donna…”
Anche le arti figurative non sono state da meno: il discobolo di Mirone, la Venere di Milo e quella sorgente dalle acque di Botticelli, il Davide di Michelangelo, la ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer e via dicendo.
Si potrebbe andare avanti per ore a citare versi immortali, sculture e dipinti che celebrano la bellezza e l’amore, canoni ideali che sembrano avulsi dallo stile, argomento di queste note settimanali.
Il fatto è che la contemporaneità ha prodotto dei canoni che possiamo definire stili, riguardanti ciò che si definisce bellezza fisica, questo perché la civiltà dell’immagine aveva bisogno di semplificazioni e sintesi facili da comunicare per immagini.
Per questo, nella civiltà dei media, sono state pensate e divulgate misure standard riguardo ad altezza e peso per modelli femminili e maschili, depilazioni totali, fogge delle capigliature, dentatura, colori delle pupille e via dicendo.
A questo si sono aggiunti gli orpelli extra-corporei come tatuaggi e piercing, che a molti fanno orrore, ma, a ben pensarci, fanno parte dell’auto-identificazione personale e tribale dalla notte dei tempi, che ancora oggi ritroviamo in certe popolazioni amazzoniche o dell’Africa subtropicale.
Fateci caso guardando gli spot in TV o la pubblicità sulle riviste di moda, ora si sono aggiunte immagini virtuali create dall’AI, tutto è simile.
Questo ha creato una corsa all’omologazione, con senso di frustrazione per chi si sente escluso, con il ricorso a cosmesi e interventi di chirurgia plastica per chi vuole correggere sembianze ritenute non aderenti ai canoni stabiliti dalla comunicazione e fuori dal main stream.
Però recentemente si nota il tentativo dei comunicatori di proporre dei modelli più raggiungibili, insomma più gente incontrata per strada che star e vip fotografati sul red carpet di qualche occasione iper mondana.
Niente è più personale del sex appeal, questo sembra che marketing e pubblicità lo abbiano capito, dopo decenni di modelli standard, evoluti nel tempo, ma sempre molto stringenti.
Soprattutto le nuove generazioni mostrano meno interesse verso i modelli calati dall’alto, preferendo quello che si muove intorno a loro.
I social sono la spia più evidente dell’impossibilità di convincere tutti, soprattutto perché il marketing segmenta i consumatori per età e si rivolge a chi ha maggiori capacità ed inclinazione a spendere.
Gli influencer predicano le loro way of life e creano le mode, mentre gli anziani, ormai fuori del giro del business, reagiscono fondando club di nati nel tale anno o consorterie della nostalgia dei tempi andati, quelli che sembrano adatti a tutte le età sono cani e gatti, le cui immagini trionfano in quasi tutti gli account.
Dunque l’idea di bellezza non è codificatile, né tanto meno fruibile come concetto di stile che determini l’essere in o out.
La bellezza non è una merce in vendita, i canoni si evolvono, il gusto personale vince sulle imposizioni del mercato. Complicato rispondere.
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