Italia: politica, istituzioni e società
Renzi ritrova Itaca, i liberali cerchino la loro rotta
Il ritorno di Renzi nel campo della sinistra scioglie l’equivoco di un’Italia Viva centrista e alternativa al PD. Resta quello dei terzopolisti: leader con radici democratiche che aspirano a costruire una forza liberale, ma continuano a richiamarsi alla sinistra di un tempo. Per imprimere una svolta,

La kermesse renziana dell’antica stazione della Leopolda si è conclusa da qualche giorno, ma ancora si discute del messaggio che ha lanciato, messaggio sintetizzato nel claim dell’evento: “Riprenderci Itaca”. Itaca, ovvero il ritorno a casa.
Che Matteo Renzi volesse tornare a casa era chiaro a tutti già da prima; che volesse sconfiggere i suoi nemici, i Proci, e riprendersi il regno non era invece così chiaro, ma forse si tratta più di uno slogan che di un intento reale.
Per molti il ritorno a casa di Renzi rappresenterebbe l’ennesima giravolta opportunista. Io non la vedo così: per me, al contrario, con questa scelta si scioglie finalmente l’equivoco.
Italia Viva non è mai stato un partito di centro, equidistante da destra e sinistra: si è sempre posto come una sorta di corrente esterna del PD, quella corrente riformista che all’interno del partito non trovava più agibilità politica.
Durante la Leopolda fondativa di Italia Viva, udii con le mie orecchie l’onorevole Giachetti rivolgersi in questo modo a un capannello di suoi sostenitori: “Italia Viva sarà il PD che ce l’ha fatta”.
Italia Viva non ha mai smesso di rivendicare la propria missione di rappresentare il PD delle origini e ha sempre manifestato la propria collocazione all’interno del patto istituzionale catto-comunista.
Il tentativo di influenzare il campo della sinistra dall’esterno si è rivelato però inefficace e da qui la saggia scelta del ritorno a casa, una scelta che, ripeto, scioglie un equivoco, l’equivoco di Renzi centrista, liberale, alternativo alla sinistra. Ma quando mai?
Anche sul piano internazionale ha sempre cercato sponde nell’ambito della sinistra riformista, mai della destra liberale. Renzi non ha tradito i liberali che lo hanno sostenuto: sono semmai questi liberali che si sono raccontati un illusorio film che gli piaceva raccontarsi.
Questo equivoco riguarda solo Italia Viva o si riscontra in altre componenti del campo terzopolista? Corrado Guzzanti, interpretando il personaggio di Quelo, risponderebbe: “La seconda che hai detto”.
Molti leader dell’area terzopolista ritengono infatti, e talora dichiarano, di riconoscersi nel PD delle origini, ma meglio sarebbe dire nel PD delle intenzioni o, meglio ancora, nel PD delle intenzioni immaginate. Il loro pensiero è riconducibile all’idea che il PD fosse una buona idea, ma sia stata applicata male, un po’ come taluni dicono del comunismo, insomma.
In realtà, con la fondazione del PD, la sinistra italiana ha rinunciato per l’ennesima volta a generare una forza socialdemocratica di stampo europeo e ha preferito fare ricorso al collaudato intreccio di interessi fra mondo politico cattolico e mondo politico comunista, in chiave evidentemente anti-socialista.
Non fu una buona idea, come pensano alcuni centristi: fu una pessima idea, non tanto per la sinistra, cosa di cui mi interessa il giusto, ma per il sistema democratico italiano.
D’altronde i leader dell’area terzopolista vengono da lì. Se Renzi per cinque anni ha addirittura guidato il PD da segretario, non sono così da meno gli altri protagonisti, quelli che dovrebbero dare vita a una lista liberale principalmente composta da Azione, Spazio Pubblico e Partito Liberaldemocratico.
Carlo Calenda, leader di Azione, si iscrive al PD nel 2018, con cui nel 2019 viene eletto al Parlamento europeo.
Elena Bonetti si iscrive al PD nel 2017 e due anni dopo aderirà a Italia Viva, per poi aggregarsi ad Azione e diventarne presidente.
Pina Picierno nel 2007 partecipa alla fondazione del PD e, prima da deputata, poi da parlamentare europea, resta nel PD fino al 2026: quasi vent’anni di PD, insomma. Oggi, con l’associazione che ha costituito, Spazio Pubblico, si pone come alleata di Azione in vista della contesa elettorale.
Andrea Marcucci, presidente del Partito Liberaldemocratico, è anch’egli annoverato fra i fondatori del Partito Democratico, con il quale viene eletto senatore nel 2008 e resta al Senato per tre legislature consecutive, fino a ricoprire dal 2018 al 2021 il ruolo di capogruppo del PD al Senato.
Luigi Marattin, oggi segretario del Partito Liberaldemocratico, inizia negli anni ’90 la sua attività politica nei DS, Democratici di Sinistra, prima di essere eletto deputato col PD nel 2018 e di passare a Italia Viva nell’anno successivo.
Come si può pensare che figure con una storia così marcatamente radicata nella sinistra e segnatamente nel PD non siano condizionate dalla loro stessa storia? Infatti, chi più chi meno, lo sono e ciclicamente questo condizionamento emerge.
Mi pare che Luigi Marattin sia il più avanti nel processo di disidentificazione dalla sinistra, eppure anch’egli insiste su un punto: “Io non sono cambiato, è la sinistra che è cambiata, è il PD che è cambiato”. Come a dire che, se la sinistra fosse quella di un tempo, lui continuerebbe a farne parte.
A rafforzare questa tesi, spesso cita il programma con cui l’Ulivo vinse nel 1996. Quella sarebbe la sinistra alla quale ispirarsi? Una sinistra moralista che faceva dell’anti-craxismo e dell’anti-berlusconismo la sua cifra politica? Che, in nome di tale cifra, idolatrava i Travaglio e i Santoro? No di certo.
C’è dunque un equivoco da sciogliere, dopo che Renzi ha sciolto il suo.
L’equivoco sarà sciolto quando si affermerà convintamente e serenamente che ci si era sbagliati, che la visione di Craxi era più avanzata e condivisibile di quella di Berlinguer, che la visione di Berlusconi era più avanzata e condivisibile di quella di Occhetto, che il PD prima e Renzi poi non hanno mai rappresentato l’alternativa al blocco catto-comunista.
Sciolto l’equivoco, le vecchie zavorre peseranno meno, si potrà smettere di recitare l’antipatica parte dei grilli parlanti e si potrà mettere mano concretamente alla svolta liberale di cui il Paese ha bisogno.
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