Politica globale e sistemi di potere

Se per il professor Barbero il problema è il riarmo europeo. Intervista ad Andrea Gilli

Se qualcuno è caduto dalla sedia guardando il video in cui il professor Alessandro Barbero si cruccia per gli effetti negativi che il riarmo europeo arrecherebbe all’umore dei russi, si può tranquillizzare. Da quella sedia sono cadute tutte le persone che conservano ancora un po’ di

Filippo PipernoFilippo Piperno30/09/2025Aggiornato 08/09/20265 min lettura898 parole
Prima Pagina

Se qualcuno è caduto dalla sedia guardando il video in cui il professor Alessandro Barbero si cruccia per gli effetti negativi che il riarmo europeo arrecherebbe all’umore dei russi, si può tranquillizzare.

Da quella sedia sono cadute tutte le persone che conservano ancora un po’ di buon senso e conoscenza dei fatti. Tra queste, Andrea Gilli, docente di Studi Strategici all’Università di St Andrews, oltre ad essere Senior Advisor per l’Ufficio del Sottosegretario di Stato alla Difesa e mentore esperto per il programma NATO DIANA, che i fatti li conosce molto bene. (Qui un suo precedente articolo pubblicato su InOltre).

Clicca sulla foto per vedere il video

Per il professor Barbero il problema sarebbe il riarmo europeo che innescherebbe un circolo vizioso e non il bellicismo conclamato del regime di Putin.

Secondo Barbero, oggi o domani i russi si potrebbero preoccupare della crescita delle capacità militari dei Paesi europei. Viene da chiedersi dove Barbero sia stato fino a ieri.

Facciamo un breve riassunto storico, che il prof. Barbero, docente di Storia, dovrebbe conoscere bene.

Negli anni Novanta e Duemila, la Russia si impegnava a riconoscere e rispettare i confini ucraini (Budapest, 1994) e poi a far parte della nuova architettura di sicurezza europea, che prevedeva, da una parte, una sistematica riduzione delle capacità e delle attività militari della NATO e, dall’altra, l’allargamento dell’Alleanza nell’Europa centrale e orientale.

La NATO, tramite i suoi alleati, mantenne quegli accordi più del necessario: la spesa militare, di fatto, non venne aumentata; anzi, fu ulteriormente ridotta per via della crisi finanziaria e solo a inizio anni Duemila tornò verso i livelli di inizio anni Novanta, ovvero dopo i pesanti tagli seguiti alla fine della Guerra Fredda. La NATO non dispiegò truppe nei nuovi membri, che quindi erano difesi solo dalle bandiere dell’Alleanza; le esercitazioni vennero ridotte e riviste in chiave distensiva, ovvero per non impensierire la Russia.

Nel frattempo, la NATO si focalizzava su altri teatri: Afghanistan, Iraq e Libia. Se oggi ci sentiamo minacciati da missili e aerei russi è perché in quegli anni vennero tagliati i fondi per la difesa missilistica. Per dare l’idea della potenza militare dell’Alleanza, basti dire che i Paesi europei fecero fatica a portare a termine la guerra contro la Libia: mancavano munizioni, droni, sistemi di sorveglianza, capacità di trasporto e personale.

Come rispose la Russia?

Qui occorre stilare una lista che non è neanche esaustiva:

Quindi, per ricapitolare, Barbero si chiede cosa potranno pensare a Mosca della crescita militare dell’Europa: ma verrebbe da chiedersi cosa pensasse Barbero solo qualche anno fa non solo dell’aumento della spesa militare russa, ma anche dell’aggressività del Paese.

Non contento, Barbero nel video si è spinto oltre, riesumando anche una sorta di materialismo dialettico.

Sì, e facendo un discutibile parallelismo storico con la Prima guerra mondiale, Barbero sostiene che allora si arrivò al conflitto in maniera quasi automatica. È una visione molto discutibile, dal punto di vista della filosofia della scienza e soprattutto dal punto di vista storiografico.

Nella storia non ci sono automatismi: ci sono uomini e donne, idee e incentivi, volontà e capacità. Non c’è niente di automatico, anche perché, se così fosse, in primo luogo il lavoro stesso dello storico sarebbe nettamente diverso: una sorta di perito che convalida le tracce, anziché un intellettuale che cerca dati e identifica possibili interpretazioni.

In secondo luogo, perché se davvero la storia è fatta di automatismi, allora non ne siamo altro che osservatori passivi, e dunque paradossalmente la critica implicita che Barbero rivolge alla classe dirigente europea sarebbe sterile, in quanto questa stessa non avrebbe capacità di alterare il corso della storia.


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