Russia e spazio post-sovietico
Il Giorno della Vittoria e la sfida della ricostruzione in Azerbaigian
L’8 novembre l’Azerbaigian celebra la vittoria nella guerra del 2020 e la riconquista di Shusha. Il programma del “Grande Ritorno” lega la ricostruzione dei territori alle prospettive di pace e cooperazione nel Caucaso meridionale.

L’8 novembre, Giorno della Vittoria, è una data che ogni azerbaigiano porta nel cuore, un ricordo scolpito nella storia e un traguardo raggiunto con intensa determinazione, sacrificio e sofferenza. Questa giornata commemora la fine della guerra patriottica dell’autunno 2020, durata 44 giorni, durante la quale l’Azerbaigian ha riconquistato i territori occupati per quasi trent’anni, ripristinando i diritti fondamentali di centinaia di migliaia di rifugiati e profughi interni. Non si tratta solo della vittoria su un campo di battaglia, ma del ritorno a una pace e a una cooperazione reali, condizioni indispensabili per la stabilità e il progresso di tutta la regione.
La città di Shusha, perla della cultura e della storia dell’Azerbaigian, rappresenta in modo simbolico il cuore e l’anima della nazione. La sua liberazione, l’8 novembre 2020, ha segnato il momento culminante di questa lotta, il risultato del coraggio e dell’unità di un popolo che non ha mai accettato l’occupazione illegale. Shusha è molto più che una semplice cittadina. La località è divenuta un simbolo di eredità culturale, bellezza e orgoglio, il cui ritorno alla patria rappresenta un riscatto morale prezioso tanto quanto la sovranità sul territorio stesso.
Nel corso degli ultimi decenni, nonostante la costante dedizione a un processo di pace negoziale, i lunghi anni di diplomazia non avevano portato ai risultati sperati, a causa di una persistente linea armena volta unicamente al mantenimento dello status quo. In questo contesto storico, risulta cruciale il ruolo decisivo svolto dal Presidente della Repubblica dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev. La sua leadership determinata, sia sul piano militare sia su quello diplomatico, ha guidato con fermezza la nazione, consentendo il raggiungimento di una vittoria storica e l’attuazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU rimaste inascoltate per decenni.
Nel periodo successivo alla guerra, il Presidente Ilham Aliyev ha posto la promozione dell’agenda di pace al centro della politica strategica del Paese. L’Azerbaigian si è fatto promotore di iniziative concrete per garantire una stabilità duratura nel Caucaso meridionale, trasformando le ferite del passato in opportunità di cooperazione regionale, sviluppo delle infrastrutture e integrazione dei corridoi di trasporto transcontinentali.
Oggi, nella regione del Garabagh e nello Zangezur orientale, il ricordo del sacrificio degli eroi e dei martiri si traduce in un’imponente opera di ricostruzione. Con lo stanziamento, dal 2020, di circa 15 miliardi di dollari, le attività di bonifica dai residui bellici, la realizzazione di infrastrutture all’avanguardia, come autostrade, aeroporti internazionali e reti energetiche green, e l’avvio del programma del “Grande Ritorno” stanno restituendo la vita quotidiana ai territori liberati, facilitando il ritorno di più di 1,1 milioni di persone alle loro case.
Per avere un’idea concreta di dimensioni e numeri, la bonifica dalle mine coinvolge oltre 300.000 ettari di terreno. Quasi 100.000 persone già vivono, studiano e lavorano nei territori liberati. Sono stati costruiti quasi 1.500 chilometri di strade e sono stati inaugurati tre aeroporti internazionali: Fuzuli, Zangilan e Lachin. Sono inoltre divenuti operativi 40 istituti scolastici, 20 strutture sanitarie e, nell’ambito del ripristino ambientale, sono già stati reintegrati 600 ettari di superficie boschiva. Il Garabagh è oggi un cantiere di modernità, sostenibilità e prospettive di pace condivisa per l’intera regione.
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