Asia e Indo-Pacifico
Si scrive amicizia, si legge sudditanza
Il patto di ferro tra Russia e Cina non conviene ad entrambe nella stessa misura. Gli scambi tra i due paesi sono infatti saliti a 240 miliardi di dollari nel 2023, con un balzo di oltre il 26% rispetto all’anno precedente. Approfondendo i numeri, si scopre

Il patto di ferro tra Russia e Cina non conviene ad entrambe nella stessa misura. Gli scambi tra i due paesi sono infatti saliti a 240 miliardi di dollari nel 2023, con un balzo di oltre il 26% rispetto all’anno precedente. Approfondendo i numeri, si scopre però che le esportazioni di Pechino verso Mosca sono aumentate del 46,9%, mentre quelle russe verso la Cina solo del 13%. Sono molti i media indipendenti che da mesi testimoniano come il mercato della Federazione sia stato letteralmente invaso da prodotti cinesi, inclusi auto e cellulari, mentre aumenta la quota di idrocarburi acquistata da Pechino, ma a costi assai inferiori a quelli di mercato.
A settembre scorso Repubblica aveva rivelato come l’unidirezionalità del commercio tra Russia e Cina avesse determinato una “crisi dei container”, i quali arrivano pieni nei porti russi e non possono tornare in Cina perché la Russia non ha nulla da vendere. Tanto da obbligare le società russe ad applicare sconti quasi del 90% sul costo di utilizzo dei container, con la speranza di smaltire una parte dei 150.000 pezzi accumulati sulle banchine. Le sanzioni occidentali spingono dunque la Russia sempre di più in un abbraccio con la Cina che rischia di diventare mortale per Mosca. Gli alti costi della guerra però non offrono alternative alla Russia, se non quella di atteggiarsi a grande potenza, ma di comportarsi come nulla più che una gigantesca stazione di servizio.
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