Libri & Letteratura
Totò oltre la maschera: la notte privata di Antonio De Curtis
Dietro la maschera irresistibile di Totò affiora Antonio De Curtis: un uomo notturno, malinconico, geloso, ferito dalla malattia e dal sospetto di aver sprecato il proprio talento. Francesco Piccolo ne racconta il tramonto, tra amore, solitudine, cinema e quell’ultima livella che non risparmia nessuno. Che Totò


Dietro la maschera irresistibile di Totò affiora Antonio De Curtis: un uomo notturno, malinconico, geloso, ferito dalla malattia e dal sospetto di aver sprecato il proprio talento. Francesco Piccolo ne racconta il tramonto, tra amore, solitudine, cinema e quell’ultima livella che non risparmia nessuno.
Che Totò sia stato uno degli attori più amati del cinema italiano è fuori discussione. A teatro era così acclamato che il pubblico non lo faceva neppure recitare: appena apriva la bocca partivano scroscianti applausi. Quando le luci si spegnevano però, lontano dal palcoscenico, la maschera cedeva il passo all’uomo: Antonio De Curtis.
Nel libro Cosa sono le nuvole (Einaudi), Francesco Piccolo racconta gli ultimi anni del popolare artista partenopeo: la malattia agli occhi che ne accrebbe la malinconia, l’incontro con Pier Paolo Pasolini che l’avrebbe scelto nel film Uccellacci e uccellini e la relazione chiacchieratissima con la splendida Franca Faldini, più giovane di lui di 33 anni.
L’autore rivela miserie e nobiltà, ossessioni e capricci, ambizioni e dolori di un uomo che ha dedicato tutta la sua vita al lavoro. Emerge, pagina dopo pagina, la distanza profonda con il personaggio.
Antonio De Curtis chiedeva all’autista Cafiero di accompagnarlo, mentre tutti dormivano, per le strade di Roma o nei vicoli del rione napoletano dove era nato: prediligeva tutto ciò che è scuro e senza rumore.
Come raccontò nel 1963 a Oriana Fallaci: «Amo la notte, le strade vuote, morte, la campagna buia, l’eleganza tetra della notte: bella quanto il giorno è volgare».
Si svegliava verso mezzogiorno, la notte aveva sempre da fare, si dedicava a rituali minuziosi: svuotare i posacenere, perché insofferente all’odore delle cicche, o controllare rubinetti e interruttori della luce.
Qualche volta ascoltava il bollettino dei naviganti: un modo di viaggiare restando a casa, da quando la vista non gli permetteva più di fare ciò che faceva prima.
Durante la prima ora del risveglio nessuno poteva rivolgergli la parola: era intrattabile. Sul set arrivava intorno alle due di pomeriggio e vi si tratteneva fino a sera.
Allo scattare dell’orario concordato compariva Cafiero oppure Edoardo, il cugino che si occupava costantemente di lui, per portarlo via.
Francesco Piccolo insiste sull’idea angosciante del declino che caratterizza il Totò degli ultimi tempi. Si sentiva amareggiato: morì con la convinzione di aver sprecato il suo talento, di aver girato film mediocri.
Dopo la sua scomparsa però tutto cambiò e la critica finalmente si accorse che l’affetto del pubblico era più che meritato. Le sue pellicole sono oggi opere di culto che gran parte degli appassionati sa recitare a memoria.
Al suo fianco, nell’ora del tramonto, Franca, travolta specie dopo la gravidanza da lettere e telefonate anonime piene di insulti.
Chi ama però può superare ogni “nonostante”: la differenza di età, il non essere sposati e la perdita di quell’unico figlio maschio che Totò avrebbe tanto voluto: Massenzio.
E c’è un aneddoto sulla sua gelosia: nel vagone ristorante del Roma-Parigi un signore non staccava gli occhi dalla Faldini.
«Lei per caso fa il fotografo?», gli chiese Totò.
«No, sono nel ramo tessile».
«Dall’insistenza del suo sguardo sulla signora pensavo che studiasse i dettagli per un ritratto», sentenziò il principe.
E a Napoli, quando uscivano, Totò passava in rivista Franca: «Cara, qui una cattiva educazione spinge lo sguardo solo verso due punti di una donna e non sono gli occhi».
Lei gli rimase accanto fino all’ultimo: il sacerdote che venne nella casa dei Parioli in cui avevano vissuto insieme per 15 anni accettò di benedire la salma soltanto se lei, per lui concubina, fosse uscita sul pianerottolo.
Umiliazione che la compagna di Totò accettò. Per far entrare in chiesa il corpo si arrivò perfino al dentista del Papa, per ottenere dal Vaticano la dispensa necessaria per i pubblici peccatori.
Non importava che si trattasse di Antonio De Curtis. La morte, del resto, è ’A livella.
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