Italia: politica, istituzioni e società

Verso le elezioni: due coalizioni, due proteste e un centro alla finestra

Cinque liste si preparano alla prossima sfida elettorale: il Campo largo, l’alleanza meloniana, Vannacci, Di Battista e i terzopolisti. Dietro questa geometria si confrontano una coalizione restauratrice, una destra potenzialmente riformatrice, due liste d’opinione e un centro più incline al commento che all’azione politica. Mentre Meloni

Alessandro CheloAlessandro Chelo27/08/2026Aggiornato 08/10/20265 min lettura1.032 parole
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Cinque liste si preparano alla prossima sfida elettorale: il Campo largo, l’alleanza meloniana, Vannacci, Di Battista e i terzopolisti. Dietro questa geometria si confrontano una coalizione restauratrice, una destra potenzialmente riformatrice, due liste d’opinione e un centro più incline al commento che all’azione politica.


Mentre Meloni si appresta a festeggiare il governo più longevo della storia repubblicana, prendono vita le grandi manovre volte a configurare le diverse coalizioni in vista delle prossime elezioni.

La prima questione riguarda la legge elettorale. Davvero si voterà col nuovo sistema proposto dalla maggioranza? Sembra proprio di sì e sembra anche che non vi saranno modifiche sostanziali al testo in iter di approvazione, fatto salvo il rebus delle preferenze, tuttora aperto.

Le principali liste che, secondo i più, dovrebbero prendere parte alla contesa elettorale sarebbero cinque: l’alleanza anti-Meloni, l’alleanza per Meloni, Vannacci, Di Battista e i terzopolisti.

Intendiamoci, si tratta di ciò che si prevede a oggi, ma non si può escludere che da qui ad allora possano esserci delle sorprese: l’alleanza per Meloni potrebbe alla fine includere Vannacci o magari, in alternativa, una parte dei terzopolisti; Di Battista potrebbe rinunciare a dare vita a una lista autonoma; Renzi potrebbe essere accolto o meno nell’alleanza anti-Meloni e poi chissà cos’altro.

Prendendo però per buono l’assunto delle cinque liste, lo scenario elettorale sarebbe così configurato: due liste con ambizioni di governo, due liste d’opinione e la lista degli opinionisti. Vediamole nel dettaglio.

L’alleanza anti-Meloni, altresì chiamata Campo largo, raccoglie tutte le forze che si riconoscono in un comune denominatore. Esso riguarda di certo il nemico comune, Meloni e “le destre”, ma in effetti rappresenta qualcosa di più profondo.

Il tema merita un approfondimento. Ho più volte fatto riferimento al patto da cui nasce la nostra Repubblica, quel patto fra mondo politico cattolico e mondo politico comunista, cementato dall’espediente retorico dell’antifascismo, che ha favorito l’instaurazione di un regime paternalistico-burocratico-prescrittivo.

Utilizzo il termine “regime” in quanto quel patto bloccò di fatto ogni possibilità di alternanza al governo del Paese. Quel patto, e con esso la cultura sedimentata nella società, garantì nei primi decenni repubblicani stabilità e sviluppo, ma nel tempo ha perduto senso, finendo per rappresentare la principale causa del progressivo declino italiano.

Chiunque provi a scardinare quel “blocco” viene fatto fuori dal feroce apparato burocratico dello Stato e considerato da un’ampia porzione di popolazione alla stregua di un nemico nazionale. È stato così per Craxi come per Berlusconi e, in parte e paradossalmente, per lo stesso Renzi. Oggi potrebbe valere per Meloni e il recente esito referendario lo suggerisce.

Difendere le ragioni di quel patto, magari in nome della difesa della Costituzione, corrisponde a sostenere il regime, un regime che ha perduto ogni intento dinamico e creativo. Da questo punto di vista, il voto all’alleanza anti-Meloni, al cosiddetto Campo largo, è un voto conservatore, direi restauratore, di fronte ai timidi tentativi di imprimere una svolta.

Questo significa che l’affermazione dell’alleanza meloniana farebbe scavallare quel patto, regalando una nuova chance al Paese? No. No perché si tratta di una coalizione composita, quasi per nulla liberale e liberista, orientata a vivere la propria eventuale affermazione più come una rivincita che come una svolta.

Ciò nondimeno, in questo caso non si tratterebbe di un voto tutto conservatore, ma di un voto che definirei “potenzialmente innovatore e riformatore”. Certo, molto dipenderà dalla presenza o meno nella coalizione della componente social-populista vannacciana e dall’eventuale – e da me auspicata – partecipazione del mondo cosiddetto liberal-democratico. Vedremo.

Sta di fatto che queste due coalizioni, pur condividendo in parte una simile vocazione sociale, si contenderanno il governo del Paese, rappresentando prospettive molto diverse fra loro.

Ci sono poi le due liste d’opinione: Vannacci e Di Battista. Non hanno ambizioni di governo e interpretano sentimenti specifici: la prima è incentrata soprattutto sulla difesa dell’italianità, la seconda sul j’accuse all’imperialismo occidentalista. Entrambe le proposte sono caratterizzate da una simpatia nei confronti della Russia di Putin.

Una delle due liste potrebbe entrare in gioco qualora nessuna delle due coalizioni con ambizioni di governo ottenesse il premio di maggioranza.

Infine abbiamo la lista degli opinionisti: Calenda & C. Si tratta dei cosiddetti terzopolisti. Predicano un diverso modo di governare, ma non si spendono nel determinare nuove condizioni di governo, non si sporcano le mani.

In questo senso, mi sembrano più spettatori che attori, più interessati a giudicare lo spettacolo che a prenderne parte, propensi a condividere le loro più o meno dotte considerazioni: degli opinionisti, appunto.

Amano sottolineare le eccessive differenze che albergano nelle due principali coalizioni; peccato che lo facciano divisi, litigando fra loro, talora ferocemente. Accusano le altre forze di esprimersi solo con la logica del “contro”; peccato che lo facciano dichiarandosi innanzitutto “contro” entrambe le coalizioni e “contro” il bipolarismo.

Dicono di puntare a governi longevi e politiche lungimiranti; peccato che lo facciano sperando dichiaratamente che un pareggio e lo stato di ingovernabilità che ne deriverebbe aprano loro qualche spazio politico. Non prevedo risultati brillanti per questa iniziativa.

Dal mio punto di vista, la partita si gioca fra le due principali coalizioni: quella conservatrice e restauratrice, il Campo largo, e quella contraddittoria ma potenzialmente innovatrice e riformatrice, l’alleanza meloniana.

In base a come si presenteranno di fronte agli elettori, ognuno potrà scegliere se premiare una delle due opzioni o rifugiarsi in una delle più che legittime proposte di ripiego.


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