Economia, energia e globalizzazione
L’AI cambierà il mondo. Ma ripagherà gli investitori?
Gli investimenti nell’intelligenza artificiale crescono più della liquidità generata dai grandi gruppi. Fra costi del capitale, obsolescenza e ricavi ancora da dimostrare, il mercato si interroga sul confine tra boom tecnologico e bolla finanziaria.

I mercati finanziari sono scesi nei giorni scorsi in mezzo a una tempesta di cattive notizie, dal calo di tutte le borse ai mercati globali del credito, con obbligazioni e spread che hanno mostrato elevati segnali di allarme. Al centro della tempesta c’è l’intelligenza artificiale e il rischio che il boom possa trasformarsi in bolla. La domanda che si sta ponendo il mercato è se l’AI avrà capacità di generare ritorni sull’enorme flusso di capitale investito.
Prima però di dichiarare la fine del boom dell’IA (già annunciata almeno cinque volte negli ultimi dodici mesi), è prudente attendere i riscontri dei bilanci societari, ma intanto alcuni numeri messi a disposizione dagli analisti di Bloomberg alzano l’allerta sulla base di due valutazioni da manuale della finanza. Entriamo nel dettaglio.
La prima valutazione indica che gli hyperscaler (Google, Meta, Microsoft, Amazon) stanno aumentando i propri investimenti a una velocità superiore alla crescita della liquidità generata dal proprio business. Ciò significa che la cassa, il cosiddetto free cash flow aggregato, dovrebbe passare da +191 miliardi di dollari nel 2025 a -163 miliardi nel 2027.
La seconda mostra che i CapEx, il capitale che serve a costruire data center, acquistare chip, server e altre infrastrutture, raggiungeranno la stratosferica cifra di 1.163 miliardi di dollari nel 2027 (da 807 nel 2026). In altre parole, gli investitori stanno finanziando oggi ricavi che potrebbero materializzarsi soltanto tra molti anni. È questa la scommessa più rischiosa per ogni imprenditore: costruire prima la capacità produttiva e solo successivamente verificare se la domanda sarà sufficiente a giustificarla.
A rendere la situazione ancora più delicata c’è un elemento spesso trascurato. I data center e i chip dedicati all’intelligenza artificiale non sono investimenti permanenti. Al contrario, sono beni soggetti a una rapida obsolescenza tecnologica. Un’infrastruttura costruita oggi potrebbe essere superata da una nuova generazione di processori molto prima di aver recuperato il capitale investito.
Il risultato è che l’investitore si trova esposto al rischio che l’AI possa diventare tra qualche anno una commodity a basso margine di redditività.
Infine, il rischio finanziario attuale calcolato dagli analisti di Bank of America è raddoppiato negli ultimi 5 anni: da un costo medio del 6% all’attuale 11%. Il dato indica quanto costa complessivamente a un’impresa del settore AI finanziarsi, considerando sia i prestiti sia il capitale degli azionisti.
Se c’è una lezione che la storia finanziaria insegna, è che le rivoluzioni tecnologiche possono essere perfettamente reali e contemporaneamente produrre bolle speculative. Le ferrovie cambiarono il mondo, ma decine di compagnie ferroviarie fallirono. Internet cambiò le nostre vite, ma gran parte delle società della bolla dot-com scomparve. Perché mai l’intelligenza artificiale non potrebbe seguire lo stesso copione?
Come in tutte le grandi scoperte, l’entusiasmo generato produce eccessi soprattutto in chi detiene le chiavi del successo. A guardare certi video che circolano in rete con Mark Zuckerberg che beve birra al pub con un paio di nerd della Silicon Valley, mentre discutono allegramente su investimenti da 100 miliardi a botta come fossero noccioline, si evidenzia la distanza tra l’entusiasmo degli ingegneri e la prudenza degli investitori.
È proprio il titolo di Meta a riflettere attualmente i maggiori timori del mercato sul ritorno degli investimenti, con una perdita di quasi il 7%, doppia rispetto ad altre big come Google (-3%) e Microsoft (-3,4%).
L’impressione è che ci troviamo al punto di confine tra boom e bolla. La domanda non è se l’AI cambierà il mondo. La domanda è se cambierà il mondo abbastanza velocemente da giustificare oltre mille miliardi di dollari di investimenti. In sintesi, riusciranno tutti a restituire capitale e interessi? Non è stato così per le ferrovie, né per i creatori del web all’inizio del millennio.
Più l’intelligenza artificiale promette straordinari progressi tecnologici, più richiede capitale finanziario. E quando il capitale diventa la risorsa scarsa, il rischio non è più tecnologico ma economico. Alla salute di Mr. Facebook…
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