Europa e Unione Europea

La rotta atlantica della sovranità digitale: il cavo Leif Erikson tra Norvegia e Canada

Il cavo Leif Erikson punta a collegare Norvegia e Canada senza attraversare gli Stati Uniti. Un progetto tra sovranità digitale, resilienza delle reti, energie rinnovabili e opportunità per le comunità del Labrador.

Un cavo sottomarino con fibre ottiche azzurre in primo piano attraversa l’oceano tra due coste rocciose con infrastrutture digitali, in un collage di carte nautiche e texture consumate.
Domenico LetiziaDomenico Letizia24/10/2026Aggiornato 23/10/20263 min lettura528 parole

L’architettura globale delle telecomunicazioni sta attraversando una trasformazione strutturale in cui la geografia dei dati si intreccia sempre più strettamente con la geopolitica e la sicurezza nazionale. In questo scenario si inserisce il progetto del cavo sottomarino in fibra ottica “Leif Erikson”, promosso dall’operatore infrastrutturale norvegese Bulk Infrastructure. L’opera prevede la posa di una dorsale ad alta capacità lunga complessivamente circa 6.500 chilometri, di cui 4.600 chilometri di tratta sottomarina attraverso l’Oceano Atlantico Settentrionale e 1.900 chilometri di collegamento terrestre.

La rotta connetterà direttamente il campus dati N01 di Kristiansand, nella Norvegia meridionale, con l’approdo canadese di Happy Valley-Goose Bay, nel Labrador, proseguendo poi fino al nodo strategico di Montréal, nel Québec. Con un investimento stimato superiore ai 620 milioni di dollari, l’infrastruttura si distingue per l’obiettivo strategico di creare una via di trasmissione dati diretta tra l’Europa del Nord e il Nord America che aggiri completamente il territorio e le reti degli Stati Uniti.

La necessità di diversificare le rotte transatlantiche risponde a precise vulnerabilità sistemiche. Storicamente, la quasi totalità del traffico dati e della voce tra il Canada e il resto del mondo transita attraverso nodi di smistamento situati sul suolo statunitense.

Come evidenziato dalla stampa canadese e dai report di settore internazionali, questa dipendenza espone il Paese a potenziali rischi strategici, spingendo le istituzioni di Ottawa e l’Unione europea a valutare con crescente attenzione la protezione e la resilienza delle infrastrutture critiche sottostanti. Attualmente, le dorsali sottomarine che collegano direttamente il Canada al resto del globo senza passare dagli USA sono pochissime, e la realizzazione del sistema Leif Erikson consentirebbe a Ottawa di garantire una vera e propria sovranità sui propri flussi informativi internazionali.

Non a caso, il fondatore di Bulk Infrastructure, Peder Nærbø, ha avviato interlocuzioni con i mercati finanziari nordamericani per individuare un partner canadese di maggioranza a cui affidare la proprietà del cavo, rafforzando così l’impronta bilaterale dell’iniziativa.

Il progetto vede peraltro già un importante legame transatlantico sul piano dei capitali, dato che la società BGO (controllata dal gruppo finanziario canadese Sun Life) detiene una quota di maggioranza in Bulk.

Oltre alla valenza geopolitica, il progetto presenta rilevanti ricadute territoriali e ambientali. Dal punto di vista della sostenibilità, il Leif Erikson si candida a essere il primo sistema transatlantico interamente alimentato da fonti di energia rinnovabile, sfruttando le abbondanti risorse idroelettriche ed eoliche presenti sia nei Paesi nordici sia nel Canada orientale.

Sul fronte locale, la CBC ha sottolineato come il passaggio della dorsale nel Labrador possa rappresentare un’opportunità storica di riscatto digitale per le comunità indigene e Inuit di territori remoti come l’Inuit Nunangat. Garantire una connettività ad alta velocità e a bassa latenza è considerato essenziale non solo per la gestione delle emergenze e la gestione dei servizi pubblici, ma anche per l’attrazione di data center sostenibili nella regione.

L’iter verso la realizzazione del progetto richiede tuttavia il superamento di complessi passaggi autorizzativi e ambientali, oltre al formale coinvolgimento e consenso delle nazioni indigene interessate dal tracciato terrestre. L’opera si conferma così un tassello chiave della nuova diplomazia delle infrastrutture digitali tra le sponde dell’Atlantico.

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