Società, cultura, storia e idee

Crans-Montana e il sacrosanto diritto alla memoria

Le famiglie si oppongono alla rimozione o all’occultamento delle foto e dei ricordi davanti al Constellation. Il ritorno alla stagione turistica non può cancellare il luogo della tragedia né il diritto di custodirne la memoria.

Una persona di spalle davanti al memoriale di Crans-Montana, tra fiori, fotografie e lumini. Uno strato di carta copre parte della cittadina sullo sfondo, evocando il rischio di rimuovere la memoria.
Dalia GubbayDalia Gubbay03/11/2026Aggiornato 02/11/20263 min lettura633 parole

Solo a sentirlo pronunciare, solo a vederlo scritto, mi si blocca il respiro. Come una sirena che mi suona in testa, come un allarme, come una sberla, come un urlo, Crans-Montana mi paralizza. Mi soffoca. Mi scava dentro.

Ero lì quella maledetta notte.

Ne ho scritto un diario intenso, disperato. Ho cercato di buttare fuori, di elaborare, di lenire quel dolore corale. Ho parlato di empatia e di solidarietà, ho di nuovo portato pezzi di noi, della cultura ebraica così volta a soccorrere e così poco compresa.

Poi li ho conosciuti: loro, che avevano perso il figlio adorato, il nipote dal nobile nome di un eroe greco, e loro, che il figlio lo avevano ancora, ma a che prezzo! Vite di incubi e operazioni e bendaggi e terapisti dell’anima che scandiscono i giorni.

Non sono più tornata lassù per mesi. Nei giorni della tragedia ho vagato per le stradine e ho difeso strenuamente la cittadina, da subito accusata di superficialità. I negozi e le piste aperti, i bar pieni. Troppo enorme e inaspettata la strage, troppo fuori contesto i giornalisti accorsi dal mondo intero là dove nulla mai accade.

E dunque che fare? Qualcuno è rimasto, io non potevo pensare di abbandonare non so nemmeno chi; qualcuno è fuggito. Tutto era giusto e plausibile e profondamente umano.

Poi però lo scenario si è fatto greve. Osceno. Scandaloso.

Non entro nel merito dell’inchiesta. Ma lo sappiamo oramai tutti. I ragazzi erano carne da macello. Le uscite di sicurezza sprangate, il materiale non ignifugo, niente era a norma e si dice che il Cantone sapesse. Non solo gli inqualificabili Moretti.

Così, allo strazio senza nome di chi ha perso un figlio o una figlia, o addirittura due, si aggiunge una battaglia dolorosa ma potente per la verità.

Parrebbe già tanto, tutto questo.

Già decisamente troppo.

Ma no. Sono tornata a Crans nel mese di agosto. Una notte. Dovevo. Sono rimasta ore davanti al Constellation, sui gradini di legno, davanti a un altare che mi pareva già poca cosa. Le foto dei ragazzi sulla porta, Achille splendido su una scala azzurra, e tutti loro, italiani, francesi, svizzeri. Qui è finita la loro corsa.

La gente passa quasi indifferente, ma ancora una volta non voglio giudicare: forse vivono qui, forse non ci si può che abituare. Qualcuno si ferma, fa una preghiera, spiega ai figli.

Il grande memoriale, in realtà, è stato spostato in un punto della cittadina meno esposto. Perché, capite, il Constellation è al crocevia di tutto: le piste da sci, le passeggiate, il cinema, il supermercato, il bar famoso per la crêpe alla Nutella e le lunghe chiacchierate tipiche della lenta vita di montagna.

Eravamo già al limite della decenza. Oggi però si è andati oltre.

Leggo che per il prossimo Natale verranno installate una staccionata e una tettoia, che rimuoveranno o nasconderanno le foto dei ragazzi. I fiori, le lettere.

“Giù le mani”, dicono le famiglie.

Qui sono morti, qui rimarranno i loro sorrisi interrotti, le loro vite spezzate.

Crans-Montana, come una vecchia signora che cerca di celare le rughe sotto il cerone, come chi nasconde polvere e sporcizia, come chi scappa, omette, rimuove pezzi di vita che torneranno puntuali a chiedere il conto: questa raffinata località che non vuole sporcarsi con la morte non fa che esaltarne l’orrore.

Onori i suoi ragazzi, rispetti chi l’ha amata fin da bambino, chi ancora la tiene, malgrado tutto, nel cuore. E non compia questo scempio.

Non colpisca nuovamente chi è rimasto e mai più ritroverà la lietezza di un tempo. Qui è successo, qui va ricordato, qui va detto, anche davanti alla nuova stagione, alle luci delle feste, agli aperitivi dopo lo sci, alle cime innevate e solenni.

Crans-Montana è anche questo, oramai.

Riconoscerlo, custodirne la memoria, farne un monito per il futuro: è questo che le ridarà dignità. Non cancellarlo.

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