Antisemitismo

Vetri rotti all’alba, tavoli pieni la sera: una domenica da Snubar

All’alba la porta in frantumi, la sera i tavolini di nuovo pieni. Al ristorante kasher Snubar, a Milano, i proprietari riaprono con una lastra di plexiglas e una battuta sullo schnitzel. Sul movente, intanto, nessuna certezza.

Collage dell’ingresso di Snubar a Milano in due momenti: a sinistra il vetro in frantumi all’alba; a destra la porta riparata con il plexiglas e i tavolini apparecchiati sotto gli ombrelloni rossi.
Dalia GubbayDalia Gubbay04/11/2026Aggiornato 03/11/20262 min lettura415 parole

Una tranquilla domenica milanese. Mio figlio vuole andare a fare shopping, attività fortemente temuta da qualsiasi genitore di adolescenti; la ragazza, invece, vuole guidare per la prima volta, e anche questa è una bella sfida.

Ma oggi tocca a loro, e finché mi cercano so di essere privilegiata.

Un messaggio, però, sospende ogni azione e pensiero.

All’alba il ristorante kasher Snubar ha trovato in frantumi il vetro della porta d’ingresso.

Sarà un’altra giornata di fuoco.

È dietro casa mia. I proprietari sono famiglia. In un battibaleno sono lì: dal vivo le cose sono sempre più reali, più vivide.

Più crude.

C’è la polizia. Vetri ovunque.

“Snubar, gusto ebraico libanese” svetta sulla tenda all’ingresso.

La proprietaria, cuoca coraggiosa e sopraffina, osserva lo scempio amareggiata. Sarà un furto, suggerisce il figlio. Ma chissà. Non è la prima volta che subiscono un tentativo di danneggiamento: poche settimane dopo il pogrom del 7 ottobre qualcuno aveva lasciato una svastica e scritte antisemite nel bagno. Per non parlare delle secchiate d’acqua lanciate sui clienti con la scusa di annaffiare le piante e degli insulti dei passanti.

Perché è lì che la mente è corsa fin dal primo momento. Inutile negarlo. Tutti quei vetri. Vecchie immagini in bianco e nero che si affollano nei pensieri.

Da mesi, poco più in là, sventola una bandiera palestinese, e altre sono arrotolate alla bell’e meglio, ma sono lì. Non si riscontrano al momento evidenze. Le indagini faranno il loro corso. C’è una telecamera; sembra che fosse un ragazzo solo.

Il marito, ancora un po’ smarrito, chiede: “Apriamo stasera?” E io mi domando come pensino di farlo.

Di domenica non ci sono vetrai disponibili e soprattutto non ci sono vetri: dopo i noti disordini nel centro di Milano sono diventati oggetti preziosi.

Oltre al danno, la beffa.

Ma non si arrendono, quando mai.

C’è il Brico a due passi. Un bel plexiglas, applicato da soli.

Sui social un messaggio: “Avete cercato di rubarci la ricetta del Crispy Schnitzel ma non ci siete riusciti. Stiamo tutti bene, ci vediamo a cena!”

Ironia e determinazione.

Verso sera torno da loro.

Tavolini all’aperto, musica ebraica a palla, clienti che iniziano ad arrivare e non smetteranno. Soprattutto ragazzi. Pare di stare a Tel Aviv: cadi e subito ti rialzi, chiami e non sei mai solo, ti vogliono affossare e tu risorgi con più orgoglio.

Non sappiamo perché è successo. Ma siamo qui.

Le recensioni di Snubar le trovate online. Una visita sul posto, però, ve la consiglio di cuore.

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