Medio Oriente
La solidarietà con Gaza vale anche per chi si oppone a Hamas?
Seif, ex insegnante palestinese e oppositore di Hamas, racconta che i suoi due figli aspettano da un anno il via libera per essere evacuati da Gaza. All’Italia chiede di accoglierli perché possano ricevere le cure di cui hanno bisogno.

Seif è un ex insegnante palestinese che da anni lotta contro Hamas. Per ragioni di sicurezza preferisce rivelare solo il suo nome e l’intervista è stata realizzata per iscritto. Avevamo già pubblicato una sua intervista fatta da Noor Dahri, ma stavolta abbiamo deciso di intervistarlo per InOltre. Alcune delle nostre domande riprendono le dichiarazioni di Seif riprese dall’intervista di Dahri.
Seif, sfollato a Rafah a causa della guerra con Israele, continua a denunciare le violenze e i metodi mafiosi di Hamas. Ha fondato a Gaza una scuola dove i bambini studiano anche l’ebraico. Secondo Seif, Hamas ha arrestato e imprigionato duecento persone che hanno preso parte a quel progetto.
Seif ha due figli che hanno bisogno di cure. Da un anno, racconta, la famiglia attende il via libera per la loro evacuazione sanitaria in Italia. Per questo Seif chiede aiuto al governo italiano.
Seif sostiene che l’Italia abbia dato accesso allo studio e all’asilo a persone che lui indica come membri o simpatizzanti di Hamas. Quanto ai figli, dice di aver seguito la procedura per l’evacuazione sanitaria senza aver ancora capito a che punto sia la richiesta.
Seif, come stanno i tuoi figli e di che cosa hanno bisogno?
Mio figlio è nato con un difetto congenito alla valvola aortica e sta male da un anno. Il ministero della Salute di Gaza ha rilasciato un’autorizzazione per farlo curare all’estero, perché qui mancano strutture mediche adeguate.
Mio figlio Youssef ha 4 anni ed è il mio unico figlio maschio. Temo di poterlo perdere da un momento all’altro. Ho anche una figlia di 2 anni, Raheeq, che ha un buco al cuore. Entrambi hanno bisogno di cure. Io stesso ho perso la vista all’occhio destro a causa di un’infezione.
Ho subito danni al nervo ottico per negligenza medica durante la detenzione. Hamas mi aveva arrestato perché sui social avevo chiesto un cessate il fuoco e il rilascio degli ostaggi.
Nel 2025 mia sorella e i suoi figli sono stati evacuati a Padova dopo aver subito amputazioni. Ora vivono lì. Siamo stati contattati da diverse organizzazioni italiane. Abbiamo richiesto l’evacuazione sanitaria per i miei figli. Un anno fa ci avevano promesso che avrebbero fatto il necessario, ma dall’Italia non è ancora arrivato il via libera.
Ci siamo rivolti anche al Parlamento italiano e a molte altre figure, ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Finora nessun Paese ha accettato di accogliere i miei figli per sottoporli ai trattamenti necessari. Probabilmente c’entra il fatto che io sono un dissidente.
Hai anche chiesto aiuto alla relatrice ONU Francesca Albanese per i tuoi figli. Com’è andata?
Dopo aver perso ogni speranza e non aver ricevuto alcuna risposta dal governo italiano, mi sono rivolto a Francesca Albanese. Le ho scritto più volte nei commenti su X, spiegandole le condizioni di mio figlio e chiedendole aiuto per trovare un Paese in grado di curare i miei bambini. Non ho ricevuto risposta. Io la considero una bugiarda e un’ipocrita. Sostiene di essere dalla parte dei diritti umani e di Gaza, ma il suo comportamento, ai miei occhi, dice tutt’altro.
Riflettendoci, ho compreso che certe figure sfruttano il nostro dolore e la nostra sofferenza a Gaza per perseguire i propri obiettivi e ottenere notorietà, non per aiutarci. Se volessero davvero darci una mano, sosterrebbero la pace e aiuterebbero i nostri bambini. Ci sono 5.000 minori che hanno bisogno di essere evacuati. Gaza è in gran parte distrutta e la popolazione soffre.
Nel dibattito su Gaza si usa la parola “Pallywood” per accusare chi realizza e diffonde certi video “messi in scena”. Ti è mai capitato di riconoscere in un video un episodio che avevi vissuto o visto di persona e di accorgerti che veniva raccontato in modo ingannevole?
Hamas dispone di una solida rete mediatica a Gaza. Oserei quasi dire che controlla la maggior parte dei giornalisti presenti sul territorio. È Hamas a decidere cosa debba essere pubblicato e cosa debba essere bloccato. Hamas vi mostra solo una facciata e spesso usa i bambini feriti o malati per far indignare l’Occidente. Molti bambini sono realmente feriti. Altri vengono ripresi mentre piangono, spesso recitando su ordine degli adulti. Alcune immagini sono fuori contesto, altre sono manipolate. Hamas mostra la resistenza, la distruzione e lo spargimento di sangue, mentre nasconde le immagini delle manifestazioni e l’odio che la popolazione di Gaza nutre nei suoi confronti. Chi mette in scena queste sequenze – artisti, personaggi dei media, promotori di raccolte fondi – lo fa a scopo propagandistico per catturare l’attenzione in Occidente.
Seif, tu sostieni che è ingiusto sostenere che tutti gli abitanti di Gaza siano pro Hamas. Puoi dirci chi erano quelle persone che a Gaza festeggiavano il 7 ottobre?
Coloro che hanno esultato per il 7 ottobre – civili, bambini e donne – sono effettivamente sostenitori di Hamas e dei suoi alleati. Io stimo che a Gaza ci siano circa 500.000 sostenitori di Hamas su una popolazione complessiva di 2 milioni di abitanti. Tra questi Hamas ha una forza di 40.000 combattenti attivi.
Come vengono gestite le donazioni destinate a Gaza?
Purtroppo, la maggior parte delle donazioni provenienti dall’Occidente non arriva a chi ne ha realmente bisogno. Ciò accade per diverse ragioni: per via delle disposizioni impartite dalle autorità oppure perché i fondi passano attraverso associazioni che ne destinano gran parte al pagamento degli stipendi, lasciando ben poco ai destinatari finali. Altri fondi arrivano ad Hamas attraverso singoli individui. L’organizzazione dispone infatti di una vasta rete finanziaria per la raccolta di donazioni, che fa capo ai Fratelli musulmani. Questo denaro finisce nelle casse di Hamas e non raggiunge mai la popolazione.
Su che cosa basi l’accusa secondo cui l’Italia avrebbe dato accesso allo studio o all’asilo a membri di Hamas?
A persone sospettate di essere membri di Hamas è stato concesso il diritto all’istruzione e all’asilo in Italia. Prendiamo il caso di Mahmoud Talal Al-Najjar: aveva ottenuto una borsa di studio in Italia, ma all’inizio di giugno 2026, mentre stava per partire, l’esercito israeliano lo ha arrestato, accusandolo di aver partecipato all’attacco del 7 ottobre. [L’esercito israeliano sostiene inoltre che Al-Najjar sia un membro di Hamas. La famiglia nega qualsiasi affiliazione politica o militare. Dalle fonti pubbliche consultate dalla redazione non risulta una condanna a suo carico per questi fatti, n.d.r.] Sì, è stato arrestato, eppure era stato ammesso a studiare in Italia e in molte altre sedi. Per una triste ironia, se da un lato l’Italia concede ai membri di Hamas il diritto allo studio o all’asilo, dall’altro i miei figli aspettano ancora di essere evacuati per ricevere cure.
Perché l’ANP non riesce a liberarsi di Hamas se dice di opporvisi?
Si tratta solo di un gioco tra loro. Si spartiscono il bottino a spese del popolo. Ognuno interpreta il ruolo che gli è stato assegnato. I leader di Hamas, Fatah e dell’Autorità palestinese si incontrano regolarmente e si scambiano saluti e congratulazioni sia nelle occasioni felici sia in quelle tristi.
Quindi, stai dicendo che Fatah è ancora un’organizzazione terroristica?
Dico solo che tra i dirigenti di Fatah e Hamas non ci sono problemi. A entrambi conviene presentarsi come avversari per mantenere il controllo dei rispettivi territori. L’orientamento attuale del movimento Fatah è di astenersi dalla lotta armata per la liberazione. Questo, però, non significa che vi abbia rinunciato.
Come vengono gestiti i fondi del ministero dell’Economia a Ramallah?
Per quanto riguarda i fondi raccolti dal ministero dell’Economia e delle Finanze a Ramallah, si dice che la maggior parte sia destinata agli stipendi e alle spese dei ministeri. Tra le voci di spesa ci sono anche i lussi di ministri, viceministri e funzionari, oltre ai pagamenti per alcuni “martiri” e feriti. Per quanto riguarda invece la corruzione al ministero dell’Economia, alla dogana e in tutti i ministeri dell’Autorità palestinese, meno se ne parla, meglio è. Ci sono stati e ci sono molti casi di corruzione.
Conosci il medico di Gaza Hussam Abu Safieh?
Sarò sincero. Il dottor Hussam non è un miliziano di Hamas, ma ha lavorato in uno dei ministeri gestiti da Hamas. Hussam era stato nominato medico presso il dipartimento dei Servizi medici militari del ministero dell’Interno, gestito da Hamas. Nel 2024 è stato nominato direttore dell’ospedale. Rilasciava regolarmente interviste alle emittenti satellitari. L’ho visto in uniforme militare. E sì, i medici militari del ministero dell’Interno indossano questa uniforme durante il servizio.
Qual è il tuo appello per l’Italia?
Nel 2017 sono fuggito da Hamas e sono arrivato in Italia come rifugiato. Hamas mi ha minacciato usando mio figlio per costringermi a tornare. E io sono tornato a Gaza. Non sono qui per chiedere asilo né per condividere la vostra terra. Chiedo cure mediche per i miei figli. A Gaza chi dissente è tenuto in ostaggio da Hamas da 25 anni. Ci sono persone che vorrebbero la pace e la convivenza ma, da quando ha preso il controllo di Gaza, Hamas ci trascina da una guerra all’altra.
Siamo stanchi delle guerre e siamo stanchi di Hamas. Tutto ciò che desideriamo è che una forza di pace dell’ONU e truppe internazionali entrino a Gaza, che Hamas se ne vada e che noi possiamo vivere in pace e sicurezza insieme ai nostri vicini.
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