Italia: politica, istituzioni e società
Da Berlusconi a Meloni, se l’unico programma è mandare a casa qualcuno
Vent’anni dopo la vittoria di Romano Prodi, il campo largo ripropone il problema dell’Unione: battere l’avversario basta a tenere insieme una coalizione, ma per governare serve un accordo su economia, Europa e politica estera.

“La storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa” (Karl Marx, “Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte”)
Ds-Dl-Prc-Pdci-Fv-Idv-Udeur-Sdi-Ri-Mre-Svp-Pp-Psdi-Lc-Al: non è un crittogramma, è l’Unione di Romano Prodi. Quindici sigle per altrettanti partiti e movimenti dalle culture politiche sensibilmente distanti tra loro. Un campo extra-large di forze tenute insieme unicamente dall’obiettivo di mandare a casa Silvio Berlusconi, con programma di 281 pagine perfetto per nascondere la polvere sotto il tappeto. Una coalizione che conquistò una risicatissima maggioranza alle Camere nelle elezioni del 2006. Due anni di calvario parlamentare, segnati da profonde divisioni e contrasti intestini sulla politica economica e sulla politica estera, con ministri che sfilavano nelle piazze contro il proprio governo.
Pd-M5s-Avs-Iv-Cd-+E-Psi-Pc-P+1-Rc: non è un crittogramma, è l’Alleanza dei progressisti di… (il nome ancora non c’è). Dieci sigle per altrettanti partiti e movimenti dalle culture politiche sensibilmente distanti tra loro. Un campo largo di forze tenute insieme unicamente dall’obiettivo di mandare a casa Giorgia Meloni, con un programma di… pagine piene di giochi di prestigio verbali, (ne siamo certi) perfetto per nascondere la polvere sotto il tappeto.
Perché un programma di governo non è un semplice elenco delle cose da fare, una semplice somma di promesse elettorali. È un’idea di paese, di rapporti tra stato e mercato, di Europa, di ordine internazionale. È un’idea di paese più giusto, che mal si concilia con l’assistenzialismo di massa finanziato a debito. È un’idea di sviluppo sostenibile finanziato da un aumento della produttività, che mal si concilia con l’ossessione di “far piangere i ricchi”. È un’idea di Europa che si ponga come traguardo la sua unificazione politica, che mal si concilia con la difesa di meschini interessi delle corporazioni nazionali. È l’idea di un ordine internazionale non subalterno alle grandi potenze nazionali, che mal si concilia con un pacifismo imbelle e con la retorica antimilitarista.
Diciamoci le cose come stanno: nel centrosinistra italiano c’è una quinta colonna del Cremlino che vuole dettar legge su tutto pur avendo un numero di voti nettamente inferiore a quello del Pd. La domanda è: ammesso che si possano ridurre a più miti ragioni le sue pretese, qualcuno crede seriamente che, se la coalizione Schlein-Conte-Bonelli-Fratoianni-Renzi e compagnia cantante conquistasse Palazzo Chigi (periodo ipotetico del secondo tipo), non assisteremmo, vent’anni dopo, a un secondo Vietnam parlamentare?
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