Iran

L’informazione contro il regime. Giornalisti occidentali nelle carceri iraniane

Da Zahra Kazemi, morta dopo le torture, a Roxana Saberi e Jason Rezaian: le storie dei giornalisti occidentali incarcerati in Iran, tra accuse di spionaggio, pressioni internazionali e pagamenti per la liberazione.

Ritratti illustrati dei due protagonisti della fotografia, davanti a una pagina di giornale che si trasforma in sbarre carcerarie, tra segni di censura e una sottile apertura luminosa.
Nathan GreppiNathan Greppi01/11/2026Aggiornato 31/10/20263 min lettura554 parole

Tra dicembre 2024 e gennaio 2025, ha fatto molto discutere in Italia l’incarcerazione in Iran della giornalista Cecilia Sala, successivamente liberata in cambio della liberazione dell’ingegnere iraniano Mohammad Abedini, che era detenuto nel nostro Paese.

La fotoreporter uccisa

Quello che non tutti ricordano è che negli ultimi decenni diversi altri giornalisti occidentali sono stati rinchiusi in carcere dal regime della Repubblica Islamica, e non tutti ne sono usciti vivi. Lo dimostra il caso della fotoreporter Zahra Kazemi, iraniana di nascita e canadese d’adozione, che dalla sua casa a Montreal aveva girato il mondo per il suo lavoro.

Nel 2003, mentre stava fotografando delle madri che protestavano davanti alla prigione di Evin, Kazemi venne arrestata dalle autorità iraniane. In carcere, venne torturata e picchiata fino a finire in coma, per poi morire all’età di 54 anni. Nel 2018 Ali Younesi, ex ministro dell’Intelligence iraniano, ha ammesso che le accuse di essere una spia con le quali era stata arrestata non erano vere.

Memorie della prigionia

Fortunatamente, è invece sopravvissuta la giornalista americana Roxana Saberi, figlia di padre iraniano e madre giapponese, la quale da gennaio a maggio 2009 è stata rinchiusa a Evin per circa 100 giorni dopo essere stata accusata di spionaggio.

Saberi, che lavorava da sei anni come corrispondente freelance dall’Iran, era stata in un primo momento condannata a otto anni di carcere, ma in seguito i giudici hanno ridotto la pena a due anni e infine l’hanno rilasciata, presumibilmente a causa delle pressioni internazionali. Alla sua esperienza, la giornalista ha successivamente dedicato il suo libro “Prigioniera in Iran” (pubblicato in Italia dalla Newton Compton).

Saberi non è stata l’unica cittadina americana di origine iraniana a finire in carcere con l’accusa di spionaggio. Da luglio 2014 a gennaio 2016, è stato rinchiuso nel carcere di Evin assieme alla moglie e ad altri americani anche Jason Rezaian, all’epoca corrispondente da Teheran per il “Washington Post”. Nel 2019, Rezaian ha raccontato la sua storia nel memoir “Prisoner: My 544 Days in an Iranian Prison”.

Liberati tramite riscatto

Tornando al 2009, il 31 luglio tre americani sono stati arrestati mentre facevano delle semplici escursioni lungo il confine tra l’Iraq e l’Iran: il giornalista Shane Bauer, che lavorava come inviato nei Paesi arabi per diverse testate, la scrittrice e sua fidanzata Sarah Shourd e il loro amico Josh Fattal. Tutti e tre sono stati accusati di essere delle spie.

Shourd è stata rilasciata nel settembre 2010, dietro il pagamento, mediato dal sultano dell’Oman, di una cauzione di 5 miliardi di rial (circa 2.500 euro al cambio attuale, all’epoca equivalente a mezzo milione di dollari). Bauer e Fattal, invece, sono rimasti rinchiusi fino al settembre 2011. Nel 2014 è uscito il loro libro autobiografico sul periodo della prigionia, intitolato “A Sliver of Light”.

Interviste scomode

Due giornalisti che invece sono stati chiaramente arrestati mentre facevano solo il loro lavoro sono i tedeschi Marcus Hellwig e Jens Koch, i quali nel 2010 si trovavano in Iran rispettivamente come reporter e come fotografo per conto del giornale “Bild”. Erano lì per intervistare il figlio di Sakineh Ashtiani, una donna che era stata condannata a morte tramite lapidazione (successivamente la pena è stata commutata in una detenzione).

Nell’ottobre 2010 Hellwig e Koch sono stati arrestati, con l’accusa di commettere azioni che costituivano una minaccia per la sicurezza nazionale. Sono stati rilasciati nel febbraio 2011, dietro il pagamento di una cauzione di 50.000 dollari a testa.

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